Vicenza Calcio, chi è davvero Sanfilippo?

L’imprenditore torinese fra Berlusconi, social, ironie. E soprattutto dubbi

Il 2017 sarà l’ultimo anno di vita del Vicenza Calcio? Questo è il dubbio che guasterà le feste di Natale dei tifosi vicentini, allibiti e sfiduciati dopo gli incredibili sviluppi della vicenda della cessione della società di via Schio.

Un mese fa credevano che fosse tutto fatto: ViFin si era finalmente accordata con Boréas, il cui ad Francesco Pioppi era stato cooptato nel cda del club e cominciava a pianificare il futuro a cominciare dai quadri tecnici e gestionali. Si conosceva anche la data, l’11 dicembre, del rogito notarile del passaggio di proprietà (il famoso «closing», parola magica ripetuta alla noia), che doveva solo recepire e confermare le intese contenute nel preliminare di compravendita sottoscritto un mese prima.

In dieci giorni tutto è cambiato. Dalla certezza dell’avvento di una nuova proprietà si è passati alla forte probabilità addirittura di un fallimento.

L’11 dicembre davanti al notaio non si è presentato nessuno. Boréas si è fermata perché mancava il bilancio dell’esercizio 2016-2017 ed erano venuti a galla debiti (un milione di euro) che ViFin non aveva dichiarato. Franchetto e i consoci replicavano rovesciando sugli acquirenti l’accusa di inadempienza e si dichiaravano liberi di trattare con altri.

È a questo punto che ricompare a sorpesa sulla scena Fabio Sanfilippo, lo sconosciuto imprenditore torinese che in estate, in un momento di raffreddamento fra Boréas e ViFin, era sembrato per qualche giorno molto vicino all’acquisto e che era stato accantonato senza tanti riguardi dopo il ritorno in auge della finanziaria lussemburghese.

Lunedì 18 dicembre Sanfilippo fa la sua comparsa a Vicenza. In mezza giornata arriva dove Boréas non era arrivata in sei mesi: al «closing». Ma a quel punto cominciano i problemi. Perché il 18 dicembre è anche la data di scadenza del pagamento della rata di contributi e stipendi ed entro le 16 va fatto il bonifico. Ma nessuno lo fa. Sanfilippo dà una spiegazione surreale: non avevo i certificati azionari aggiornati e la banca ha rifiutato di fare l’operazione. Però aveva in tasca assegni circolari per qualche milione. Perché non usarli per il bonifico?

È il primo passo di una caduta che sembra verticale. Oltre a stipendi e contributi infatti non sono pagate le rate del debito Iva e dei canoni arretrati dello Stadio. Il Comune preannuncia la diffida a pagare. La Agenzia delle Entrate smentisce di aver concesso una dilazione. I giocatori minacciano lo sciopero e la messa in mora della società, premessa dello svincolo. Boréas annuncia azioni legali per ottenere il rispetto del contratto preliminare.

Tutto insomma sembra andare a rotoli. L’unico che resta serafico in mezzo a questo pasticcio è lui, il neo-proprietario Fabio Sanfilippo. Che, vantandosi di essere «social» (vuol dire esternatore sui social media),  posta report quotidiani su Facebook in cui dà conto del suo operare per la società (anche di notte!). Annuncia pagamenti le cui date però slittano sempre avanti in calendario. Promette conferenze stampa in cui rivelerà chi sono i suoi partner, qual è il suo progetto sportivo, quali saranno i suoi uomini nell’organigramma.

Sì, perché la stranezza più vistosa del personaggio è che non ha ancora e mai spiegato chi è e chi rappresenta. Tant’è che ha acquistato il Vicenza a titolo personale, non come legale rappresentante di una finanziaria. Tant’è che si è fatto nominare amministratore unico del club ed ha anticipato che il presidente sarà lui stesso. Tutto il resto è mistero. Che ne sa di calcio? Che ne sa del Vicenza? Perché è venuto da Torino in Veneto ad acquistare una società sull’orlo del fallimento? Di quali risorse dispone per evitarlo? Ai tempi della sua prima entrata in scena aveva garantito 30 milioni, promessa che aveva mandato in estasi i tifosi.

Poi qualcuno si è preso la briga di andare a leggere nel sito di Sanfilippo la sua autobiografia. Da cui, nonostante sgrammaticature e incertezze sintattiche, si riesce a sapere che è: investigatore privato, imprenditore attivo nel riciclo di materiali, nella grande distribuzione, nelle apparecchiature per intercettazioni e, ancora, consulente Italia ed estero per la riorganizzazione e ristrutturazione d’azienda. Ma è anche un politico: berlusconiano, con l’on. Rotondi nel movimento Rivoluzione Cristiana, Capo Gruppo dei Liberali nella Camera del parlamentovirtuale.it e, nel febbraio 2015, nominato «Onorevole e membro della Commissione Giustizia». Della Camera? Del Senato? Non si sa. Infine, fra le sue «passioni» si trovano non meglio precisate «consulenze calcistiche». Meno male, qualcosa a che fare con il calcio c’è…

Magari si rivelerà il miglior presidente del Vicenza, ma intanto a qualcuno è venuto qualche dubbio.