Natale, Sacra Famiglia povera? Macché

Ogni anno sempre le stesse prediche sugli “ultimi”. Nessuno racconta la vera storia di Giuseppe e Maria

Tempo di Natale. Per i credenti in Cristo tempo di buoni propositi, di prediche natalizie e di lettere vescovili. Anche quest’anno il vescovo di Vicenza ha scritto la sua riflessione, così come tutti i suoi confratelli. Questa volta mons. Beniamino ha sviluppato il tema della dignità del lavoro, argomento quanto mai attuale e importante. E tuttavia qualcuno dovrà pur avvisare i nostri vescovi che le loro lettere sono carta e fatica sprecate perché non le legge quasi nessuno, a partire dai preti che si guardano bene dal farle conoscere e dal commentarle (decenni fa erano un evento mediatico quelle del cardinal Martini ma, anche allora, solo per un paio di giorni).

Altra fatica per i fedeli è ascoltare le prediche di Natale che ripetono sempre lo stesso schema: Natale non sono i regali e il consumismo; Gesù nasce povero in mezzo agli ultimi, i pastori, che erano malvisti dai benpensanti di città. Quindi la domanda: chi sono gli ultimi oggi? Segue l’identificazione degli ultimi del momento: l’anno scorso erano i richiedenti asilo; quest’anno, bloccata la rotta mediterranea, sono i Rohingya (e pazienza per gli Yazidi che si sono persi un giro).

Ci fosse uno che avesse letto papa Benedetto XVI e fosse in grado di spiegare la vera ragione del faticoso viaggio di Giuseppe e di Maria sua sposa da Nazaret a Betlemme. Infatti il censimento decretato da Cesare Augusto non riguardava le persone, come ancora si racconta, ma la registrazione a fini fiscali delle proprietà terriere e immobiliari. Per questo tutti i possidenti erano obbligati a presentarsi nel luogo dove avevano terre e case e lì registrarle. Ciò significa che a Betlemme Giuseppe possedeva almeno un terreno, oltre alla casa-laboratorio a Nazaret. La Sacra Famiglia, quindi, non era povera, ultima tra le ultime, ma lambiva gli strati inferiori del ceto medio.

All’udire ciò qualche orante si scandalizzerà, ma prima di tutto viene la correttezza dell’informazione, altrimenti che Buona Novella è? Senza contare che, ripetendo i soliti schemi, si rischia di dimenticare gli ultimi di tutti i giorni e di tutti i Natale. Roberto, ad esempio. Da anni è confinato a letto, muto, immobile, incosciente, gli occhi e la bocca sempre aperti, “inutile” a sé e agli altri. Non è attaccato a nessuna macchina e non gli vengono somministrati farmaci speciali. Solo un po’ d’acqua, un po’ di cibo e umano accudimento, ogni ora di ogni giorno. Inutile a tutti ma, per fortuna sua, ancora invisibile ai radar delle nostre fresche leggi di civiltà. E’ lui il Cristo che nasce.

(ph: ipresepidimarcosoranzo.blogspot.com)