Punta Canna, ovvero come i media trattano il tema “fascismo”

A mente fredda, tornare sul caso del lido “fascista” Punta Canna di Chioggia e sul modo in cui la stampa, specialmente veneta, se ne è occupata, può essere molto istruttivo per capire come l’opinione pubblica venga orientata dai media. Per dire: sarà senz’altro una fatalità, ma il caso è esploso proprio durante i giorni in cui approdava in parlamento il ddl Fiano contro la propaganda del Ventennio, nei primi di luglio.

“Zona antidemocratica a regime” tuonava uno dei tanti cartelli posti all’interno dello stabilimento balneare gestito da Gianni Scarpa, rimossi su ordinanza dei carabinieri qualche giorno dopo l’articolo-denuncia del quotidiano La Repubblica (con l’articolo di Paolo Berizzi, 09/07/2017), che per prima ha riportato la notizia. La spiaggia, costellata di scritte in bella vista con chiari riferimenti a motti e slogan fascisti, è frequentata da clienti abituati a quelle che vennero definite le “stravaganze” di Scarpa, a cui poi dalla concessionaria balneare Summertime non sarà più rinnovato il contratto a fine stagione.

Gli articoli che ne sono susseguiti hanno fatto scattare un’indagine giudiziaria per apologia di fascismo, archiviata dopo un mese dalla Procura di Venezia in quanto, sostengono i giudici, i cartelli “provocatori” non costituivano di per sé un’azione di proselitismo fascista. Per il pubblico ministero si tratta di «articolazione del pensiero». Scarpa, soddisfatto dell’esito della vicenda, per quanto lo riguarda l’ha chiusa così: “Una goliardata, non chiedo scusa” (La Repubblica, 04/10/2017).

La Repubblica è indubbiamente la testata che ha approfondito di più con gran dovizia di particolari, a differenza di altre che invece sono state più parche di dettagli. Come ad esempio Libero (09/07/2017), che si è premurato subito di riportare dichiarazioni di alcuni difensori della spiaggia («non sopportano che rendiamo onore ai nostri caduti»). Il giornale di Feltri in seguito all’archiviazione ha parlato di «polverone», definendo lo scandalo come «un assurdo dibattito ideologico». Anche Il Giornale (05/10/2017) ha sottolineato la «bolla di sapone», la «farsa» e il «can can mediatico», ricordando quanto Scarpa fosse apprezzato e sostenuto dai clienti.

Più neutrali le posizioni di Corriere della Sera (18/07/2017) e del dorso regionale Corriere del Veneto, anche nel riportare la visita del leader della Lega Salvini, andato a Chioggia per portare «sostegno all’attività professionale e non alle visioni politiche», non escludendo un aiuto economico per la difesa legale. Il segretario del Carroccio definì «demenziale» tenere occupato il parlamento per leggi come quella Fiano e processare le «idee del passato». Il Corriere del Veneto riportò anche l’idea dell’assessore Donazzan di Forza Italia di lanciare un party in maschera del ventennio. Il Fatto Quotidiano dal canto suo metteva in evidenza che già a luglio l’Anpi chiedeva la chiusura della spiaggia (04/10/2017). La Nuova Venezia (stesso gruppo editoriale di Repubblica) e Il Gazzettino hanno seguito passo passo il caso, la prima seguendo le orme del quotidiano “capofila”, il secondo in modo più marcatamente equidistante, avendo cura di dare spazio e voce anche, per così dire, alla “difesa” di quella parte dell’opinione pubblica che in sostanza non trova niente, o quasi, di sbagliato nel presunto “folclore” di Scarpa.

La parola fine alla storia è stata detta il 23 novembre scorso, quando il decreto di archiviazione è stato confermato: nessuna apologia al fascismo, ovvero nessuna violazione della legge Scelba. C’è chi pensa si sia fatto molto rumore per nulla. Ammesso (e non concesso) che un’ipotesi di reato, ovvero esaltare pubblicamente l’immaginario fascista, sia considerabile propriamente come un “nulla”.

Tommaso Camilot (studente Scuola Steiner Waldorf “Novalis”di Conegliano, Treviso)

 

(ph: twitter @JosephFranz)