Migranti fuori controllo? Ci pensi l’Onu. In Africa

L’esodo di massa non si fermerà. I caschi blu devono intervenire a riportare pace e sviluppo economico

Ogniqualvolta c’è un problema di difficile soluzione si dice che bisogna essere realistici. Non è sbagliato, ma non lo è nemmeno concedersi talvolta alla fantasia. E’ quello che io, piccolo, piccolissimo abitante di questo pianeta vorrei fare. Siamo miliardi di persone, non tutte con uguali punti di partenza, non tutti con sicuri punti di arrivo. Le disuguaglianze, a volte macroscopiche, sono sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo già abbozzare sul fatto che la condizione fisica non è per tutti la stessa. Sarebbe corretto un denominatore comune per una vita decente. E’ possibile? Finché le cose vanno come vanno non lo è. Ecco allora perché, mi si scusi la presunzione, mi piacerebbe essere, non all’inglese, un cancelliere dello scacchiere. Intendo, uno che mette le pedine al loro posto.

Partirei dal fenomeno migranti. Ho l’impressione che le autorità preposte, forse nel locale ancor più che nel nazionale, stiano trattando la questione come un problema temporaneo, mentre si tratta di avvenimento straordinario che diventerà sempre più ordinario. Questo esodo da paesi in guerra, ma anche per motivazioni di carattere lavorativo, credo continuerà nei decenni a venire e la cosa più saggia e percorribile sarà di regolamentarne i tempi e i modi. Voglio dire che il governo, attraverso i prefetti e con l’ausilio dei sindaci, dovrà, senza indugi, occupare questi ragazzi e se la loro preparazione non risponde alle esigenze dell’impresa, fornire un’istruzione tecnica unitamente a buona conoscenza della nostra lingua. Non è rassicurante, per noi indigeni, vedere tutti questi ospiti bighellonare per le strade per passare il tempo. Il vecchio detto che “l’ozio è il padre dei vizi” si attaglia sovente a questi ragazzi. Ma anche questo, pur valido rimedio, è solo un antidolorifico.

Poi, bisogna, una volta individuata la malattia, curarne le cause. Questa nostra terra, per molti è luogo meraviglioso, ma per tantissimi altri è luogo di sofferenza. Regimi e governi insipienti hanno impedito che interi popoli avessero lo sviluppo sociale e culturale necessari ad entrare nella vita con i giusti attrezzi. Si veda l’Africa, ad esempio. Tranne qualche piccola enclave che ha uno sviluppo accettabile, pur essendo un continente ricchissimo di materie prime, per dittature dissennate che durano da decenni, per bande armate che perseguitano i deboli di altre etnie, per un uso improprio delle risorse disponibili, vi sono popolazioni che vivono nella miseria e in pericolo mortale. Che fare?

Ecco dove dovrebbe funzionare la fantasia strettamente agganciata alla buona volontà. Le Nazioni Unite, chi altro sennò, dovrebbero farsi carico di un impegno globale che solo loro potrebbero svolgere. Entrare con truppe armate in tutti quei paesi nelle condizioni di cui sopra, riportare la pace eliminando chi la contrasta, e successivamente con investimenti pubblici e privati e, con tante intelligenze che non mancano, rimettere in piedi l’economia, riattivare una buona sanità e favorire la scolarizzazione di tutta la popolazione nell’età, appunto scolare.

Vasto programma, certo, ma un problema o lo risolvi correttamente oppure lo sfiori solamente senza dargli un senso. Penso che di un progetto mondiale anche solo per eliminare la povertà, con le sue conseguenze, dovrebbe farsi carico l’ONU, unica Istituzione di amplissimo respiro. Se ci pensate, i modi si trovano e le risorse anche. Non tutto può avvenire subito, ma importante è aprire una strada che conduca ad una meta ambita.

(ph: postwesternworld.com)