«Lega per italianità? Sputava sul tricolore»

«Come si potrebbe definire se non delirio di onnipotenza l’intervento di Ciambetti che critica il Papa per l’omelia natalizia sullo Ius Soli? Il presidente tuttologo non ha limiti, alla lunga lista di pareri non richiesti mancava giusto questo». Commenta così il consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin (in foto) le affermazioni del presidente del Consiglio regionale, che aveva detto: «Il Papa, giustamente, parla della cittadinanza di un Regno, quello dei cieli. Io vivo in una Repubblica. Chi amministra la cosa pubblica deve riuscire a far quadrare i bilanci. Da cristiano non posso non ascoltare il Papa e fare i conti con la coscienza. Da amministratore devo fare i conti con il cittadino contribuente e, in quanto tale, azionista di quella realtà che chiamiamo Paese». Dopo il «dialogo diretto con Bergoglio», ironizza Azzalin, «possiamo davvero aspettarci di tutto: Ciambetti che contesta la teoria della relatività di Einstein, che corregge l’intonazione di Pavarotti o che dà lezioni di italiano a Umberto Eco».

«Capisco che abbia bisogno di una visibilità sempre maggiore in vista delle elezioni amministrative a Vicenza, ma ogni tanto dovrebbe avere consapevolezza del proprio ruolo, ricordarsi che è presidente del Consiglio e non un capo di partito. In ogni caso suscita sempre stupore sentire rappresentanti della Lega parlare di carità e coscienza cristiana, pensavo che la loro empatia si esaurisse nel finanziare le scuole per realizzare i presepi. Trascurando tutto il resto. A cominciare dai diritti di migliaia di bambini e ragazzi nati e cresciuti in Italia. Non si può ridurre tutto a una questione di “portafogli e carte di credito” come scrive invece Ciambetti a cui ricordo comunque che i pasti a scuola come i servizi sociali sono garantiti anche dalle tasse dei genitori di quei ragazzi, a cui si decide di chiudere la porta in faccia, in maniera vigliacca facendo mancare il numero legale in Parlamento, esultando poi come se si fosse vinto un Mondiale. E fa tristezza  – conclude l’esponente democratico – vedere che tra gli ultras del No Ius Soli in nome dell’italianità ci siano tanti leghisti che per anni hanno sputato, metaforicamente e non, sul Tricolore».