Miteni, la smentita che non smentisce

Caso Pfas e fanghi a Sommacampagna, la replica dell’azienda non confuta nel merito la nostra inchiesta. E anzi dà una notizia. Non buona

Prendiamo atto della replica della Miteni (in foto, l’ammnistratore delegato Antonio Nardone) come del referto di analisi firmato Lab control srl a sostegno della nota dell’azienda. Ma si fatica a capire in che cosa consista la smentita: primo, perché non si capisce che cosa sia smentito, e secondo perché ogni singolo episodio citato nel nostro servizio di ieri è scrupolosamente documentato. Come è documentato il fatto che Miteni spa abbia conferito fanghi presso l’impianto di Sommacampagna. É bizzarro poi che Miteni si affretti a smentire non un fatto o una affermazione, ma un quesito. Quesito che il sottoscritto pone peraltro non all’azienda, ma all’amministrazione comunale di Sommacampagna, per conoscere il quantitativo esatto di Pfas presente nella discarica di Siberie senza addebitarlo ad alcuno in particolare. Il che francamente suona molto di “excusatio non petita”. O peggio di smentita tesa a coprire non tanto l’operato di Miteni ma qualche liason scomoda emersa nel servizio.

A questo punto se Miteni si sente sminuita dal momento in cui nessuno in quel servizio le ha posto delle domande se non scomode, almeno un “cicinin” impertinenti, provvediamo subito con tre quesiti. Uno, come mai nel prospetto di analisi inviato al nostro giornale online non è indicata chiaramente la destinazione del campione analizzato? Ovvero come si fa a dimostrare che quel campione è davvero riferibile ad un lotto conferito a Sommacampagna? Due, perché in quel rapporto non sono chiaramente indicati punto di prelievo, lotto o partita? Tre, come mai in sede di Commissione ecomafie del 15 settembre il delegato di Miteni spa, ovvero Davide Drusian, ascoltato per conoscere quali siano le ditte impiegate per il conferimento dei rifiuti, visto che la società fa della trasparenza un suo vanto, non si è premurato di indicare i nomi delle discariche in cui “i fanghi a Pfas zero” di Miteni vengono legalmente conferiti?

Se poi si compulsa con un minimo d’attenzione il rapporto di Lab control, ci si accorge che la soglia di rilevabilità utilizzata per le sei molecole ricercate è spaventosamente alta, ovvero pari a un milligrammo su kilogrammo, vale a dire pari ad un milione di nanogrammi su un kilo di fango. Ergo se ne ricava che la Miteni dichiara privo di Pfas un fango che, in forza della soglia di rilevabilità evidenziata dallo stesso estensore del test (peraltro sprovvisto nella copia a noi indirizzata della firma autografa), potrebbe, quantomeno in linea teorica, avere contenuto vari milioni di nanogrammi su kilo di Pfas. I quali per la natura della soglia di rilevabilità del metodo analitico non sono purtroppo stati quantificati. È come se, dopo un colpo in banca, la polizia cercasse nel covo dei rapinatori solo le banconote da 500 euro e non gli altri tagli.

E ancora. Nel frontespizio del rapporto di Lab control viene sbandierato a caratteri cubitali che il laboratorio vanta il sigillo di garanzia by Accredia sulla correttezza delle procedure impiegate. Orbene, al di là di ogni polemica sul valore del bollino conferito dai soggetti accertatori in giro per il Belpaese, basti pensare alla figura barbina rimediata durante una straordinaria puntata di Report del 10 ottobre dell’anno passato, faccio notare una piccola cosa. Accredia vede tra i suoi soci anche quella Confindustria e quella Federchimica nei cui ranghi Miteni è presente a pieno titolo. É sufficiente ricordare che nel 2010 proprio tra i ruoli apicali di Federchimica figurava tale Andrea Poli in rappresentanza proprio di Miteni.

Ed altrettanto singolare poi è il fatto che nel rapporto di laboratorio propinato a noi comuni mortali, nel cui frontespizio campeggia il logo di Accredia, si noti una cosa da ridere. Dopo aver impugnato una bella lente d’ingrandimento, si legge infatti che su sette risultati di prova, ben sette, cioè tutti, non sono nemmeno accreditati Accredia. La prossima volta sarebbe opportuno scegliere un po’ meglio le pezze d’appoggio. Altrimenti, non tanto con noi di Vvox, ma con l’opinione pubblica, si fa una magra figura. Come si suol dire peso el tacon del sbrego: si voleva inviare una smentita e invece ci è stata una notizia. E nemmeno tanto rassicurante.