Nuovo ospedale Padova, la izquierda di Lorenzoni rimarrà unida?

L’accordo fra giunta Giordani e Zaia apre un dilemma a sinistra. Rivincita (di Pirro) per Bitonci. E gli interessi forti non sono quelli popolari

Dopo l’accordo di massima raggiunto la settimana scorsa tra la giunta di centrosinistra di Sergio  Giordani, l’università e la Regione guidata dal leghista Luca Zaia, per l’ok definitivo al nuovo ospedale di Padova in zona est ci vorrà un voto del consiglio municipale che potrebbe arrivare tra qualche mese. Ora si apre tuttavia un grosso problema politico per la maggioranza del capoluogo: il tradimento della promessa elettorale di realizzare il nuovo ospedale sul vecchio sedime.

LORENZONI VEDE ROSA
Specie per Coalizione Civica, la izquierda di sinistra dello schieramento rappresentata dal vicesindaco Arturo Lorenzoni, che alle elezioni amministrative della scorsa primavera ha ottenuto un ragguardevole 22%, anche per la posizione critica sul nuovo centro ospedaliero e più in generale per l’opposizione netta a nuovo cemento. Per questo la retromarcia di Lorenzoni (in foto) è quella che potrebbe essere più gravida di conseguenze. Anche perchè, è bene ricordarlo, l’opzione a Est era ed è tuttora quella cara all’ex sindaco leghista, l'”arcinemico” Massimo Bitonci.
Proviamo ad elencare i più recenti passaggi della componente di sinistra  sul tema. «Ospedale Padova, Lorenzoni: meglio nuovo su vecchio» si leggeva su Vvox del 6 settembre. «Ospedale, Coalizione civica: solo il nuovo su vecchio» titolava Il Mattino il 19 novembre. E ancora, la compagine di Lorenzoni così vergava sulla sua pagina Facebook non più tardi del 23 novembre: «Riconosciamo l’impegno del sindaco Giordani e del vicesindaco Lorenzoni di mantenere il nuovo ospedale sul sito attuale, come da volontà della cittadinanza espressa con il voto, per ben due volte». E  non va dimenticato ciò che Lorenzoni disse a Vvox il 21 febbraio spiegando che ogni soluzione avrebbe dovuto essere preceduta da «una approfondita analisi in termini di costi-benefici» senza la quale ogni opzione, da quella dei terreni sino alle specificità costruttiva, appare priva di senso».

FASE CRITICA PER LA SINISTRA
Adesso al di là del fatto che sul nosocomio patavino l’attuale vicesindaco è sempre stato molto più abbottonato della compagine che lo sostiene, segno che forse si aspettava un esito del genere già da subito, per Coalizione Civica si apre una fase cruciale. Se infatti in aula l’ospedale a Padova est avrà il via libera anche di quest’ultima, lo strappo dalla sua base sarà dolorosissimo. E la vicenda dell’ospedale non sarà che una parte di una resa sull’urbanistica già denunciata dal Comitato Difesa territorio. Quanti consiglieri comunali seguiranno l’orientamento già espresso dalla consigliera vicina a Rifondazione Daniela Ruffini sul Corveneto del 24 dicembre a pagina 10, cioè quanti voteranno no? La delibera potrebbe passare coi voti delle opposizioni. Il che significherebbe il collasso politico della maggioranza, che avrebbe bisogno delle minoranze per reggersi in piedi. Lorenzoni invece vede rosa: «l’accordo raggiunto riguarda Comune e Regione. Era l’unica soluzione possibile e noi non volevamo andare alle calende greche. Per cui abbiamo portato progettualità sull’area di via Giustiniani e questo è un risultato importante. Coalizione ne è consapevole e appoggia la scelta, anche se non abbassa la guardia su un progetto credibile di rinnovamento della struttura attuale». Parole precise con cui il vice sottolinea il fatto che l’intesa siglata pochi giorni fa in municipio prevede il recupero del sito di via Giustiniani per poi passare in un secondo momento all’intervento in zona Est.

LE BORDATE DI NACCARATO
Ma anche nel Pd, il principale partito di maggioranza, le acque sono agitate. Il deputato padovano Alessandro Naccarato, da sempre critico sulla soluzione ad est, pur lodando lo sforzo di Giordani di avere ottenuto dalla Regione quantomeno una promessa ad investire anche sulla riqualificazione al Giustinianeo, non cela il suo scetticismo, che affida alle colonne del Mattino di oggi: «Come nelle scelte sbagliate degli anni ’80, tribunale e stadio per tutte, ci sono previsioni superiori alle esigenze reali, progettazioni carenti, assenza di coperture finanziarie, iter amministrativi approssimativi e contraddittori». E ancora l’onorevole si chiede quanto costerà l’area di San Lazzaro, ovvero quella al centro del progetto del nuovo nosocomio, quali siano le stime in ballo perché il comune possa cedere gratis i lotti necessari, quanto costeranno la riqualificazione e la rigenerazione dell’attuale ospedale. E soprattutto quanto costerà la bonifica dell’area del Parco delle mura.

LA RIVINCITA DI BITONCI
Sul fronte opposto, quello dell’opposizione, in questo momenti Bitonci si sta prendendo la sua rivincita, benchè più morale che politica dato che il risultato lo sta portando a casa il centrosinistra. Detto in modo molto crudo il ragionamento del leghista è: “avete ordito un complotto per far cadere la mia giunta adducendo tra i motivi principali una errata localizzazione dell’ospedale, e poi proponete una soluzione identica a quella mia”. Ma se si va poco più indietro nel tempo si scopre che anche Bitonci vinse le elezioni promettendo il “nuovo sul vecchio”. Se ne ricava una conclusione: quest’ultima soluzione, indipendentemente da chi la propini, o è una fesseria data cinicamente in pasto all’elettorato per avere un po’ di carburante elettorale, oppure è una cosa seria rispetto alla quale però il voto popolare nulla può al cospetto di interessi ben più forti del consenso popolare.

LE INCERTEZZE DI ZAIA
Lo dimostra il fatto che la Regione, altro grande sponsor assieme all’Università, del dislocamento a est, ancora non ha ben chiaro dove tirerà fuori i quattrini per portare a casa sia un nuovo ospedale a est che un riammodernamento di quello in via Giustiniani. Questo almeno è lo schema di accordo siglato a palazzo Moroni, sempre che in futuro non sia ancora una volta modificato. Tanto che all’oggi l’unica impasse che sembra davvero in via di risoluzione è quella dello sblocco dei terreni vicini all’ospedale. Si pensi ai lotti del cosiddetto Lago di Padova, che col cambio di destinazione d’uso derivante dalla via libera al nuovo nosocomio avranno un aumento di valore non da poco. Il che permetterà a chi li avesse acquistati con i prestiti delle banche di rendere agli istituti di credito quanto oggi invece sarebbe predestinato ad un pericoloso incaglio.

TOTO-AREE, LA ZAMPATA DI MARCHI
Il 16 ottobre, quando sul nuovo ospedale impazzava il toto-aree, su Vvox scriveva che più o meno in sordina, i piani urbanistici della spalla est della città sarebbero tornati in auge anche per l’entrata in scena nel risiko fondiario di una vecchia volpe della finanza come Enrico Marchi, patron di Save. Il quale difficilmente avrebbe investito in quel comparto senza una seria previsione di business per quelle aree. La profezia si è puntualmente avverata. In barba a Giordani, Lorenzoni e Bitonci. E forse in barba ai padovani.