Vicenza Calcio, un finale scritto da tre anni

Sanfilippo è solo l’ultimo protagonista di una storia cominciata il 13 aprile del 2015. Gestita all’insegna del dilettantismo

L’articolo «Vicenza Calcio, chi è davvero Sanfilippo?», pubblicato da Vvox il 23 dicembre, ha ricevuto due repliche. La prima, il giorno stesso, arriva dallo stesso Sanfilippo che, in una email, scrive: «gradirei di cuore comprendere come possiate pubblicare notizie sullo scrivente di gran lunga distorte ed inducendo odio al lettore». Ma egregio presidente (?), noi abbiamo riportato solo notizie già divulgate da tutti i media e da lei non smentite e, soprattutto, informazioni tratte dal suo profilo, che lei stesso ha scritto e pubblicato nel sito fabio-sanfilippo.it. Riteniamo quindi abbia qualche difficoltà a smentire se stesso. Quanto all’odio nei suoi confronti…, per carità, al massimo qualche ironia.

La seconda replica, il 26 dicembre, è di A.P.I.S. (Associazione Professionale Investigazioni e Sicurezza) di Roma, che ci informa che il neo-proprietario del Vicenza Calcio non è affatto un investigatore privato e che, tutt’al più, lo è stato per 15 mesi fra il 2003 e il 2004, finchè gli è stata tolta la licenza. Prendiamo atto, facendo presente che è Sanfilippo a dichiararsi tale nella sua autobiografia.

Francamente, dopo quello che è successo in questi ultimi giorni, non importa a nessuno se Sanfilippo sia o no un investigatore e anche un imprenditore, un consulente, ecc. Quello che conta è che non ha fatto l’unica cosa che doveva fare un minuto dopo aver acquistato il Vicenza: pagare i debiti in scadenza con i 2 milioni di euro in assegni circolari che sosteneva di avere in tasca. Invece non ha pagato, adducendo una sequela di pretesti che non sta in piedi, perché nessuno lo ha obbligato a firmare il passaggio di proprietà delle azioni e, se invece lo ha firmato senza fare le dovute verifiche e senza prendere le ovvie cautele, peggio per lui!

Si è ficcato da solo in un guaio che sicuramente risulterà molto peggiore di quanto possa sembrarlo oggi. Se infatti è chiaro che all’apparentemente sprovveduto Sanfilippo si potrebbe al massimo contestare di non aver pagato i debiti in scadenza con i soldi di cui asseriva di disporre, il curatore di un sempre più probabile fallimento potrebbe invece citare in giudizio con azione di responsabilità gli amministratori degli ultimi esercizi. Da Marco Franchetto a Alfredo Pastorelli, a Sergio Cassingena. Sempre che la Procura della Repubblica non apra un fascicolo per bancarotta fraudolenta e altri reati, con un coinvolgimento che si potrebbe estendere oltre il perimetro degli amministratori.

Si prospetta un finale indecoroso oltre che drammatico per il Vicenza Calcio. Una uscita di scena che prende il via due anni e otto mesi fa, il 13 aprile 2015, il giorno in cui si costituisce Vi.Fin. ed acquista la quota simbolica dell’1% della società da Finalfa, la finanziaria di Sergio Cassingena che non ha i soldi per pagare le scadenze. I debiti, già allora, sono gli stessi di oggi: Iva insoluta, canoni di concessione del Menti, stipendi e contributi dei giocatori. Una montagna di insolvenze, che nemmeno si riesce a quantificare con precisione, chi dice 15 chi dice 20 milioni di euro. Insomma una situazione fallimentare analoga a quella attuale che, paradossalmente, sembra sia meno pesante grazie a quanto sostengono di aver fatto quelli di Vi.Fin.

Accanimento terapeutico? Allo stato attuale sembrerebbe proprio di sì. Quel che non si capisce proprio è cosa volessero fare Franchetto e consoci negli ultimi sei mesi. O meglio, l’obiettivo era chiaro: liberarsi della società. È il modo in cui ci hanno provato che risulta inspiegabile. Perché non si è chiusa la cessione a Boréas? Una trattativa tirata in lungo senza ragione, che pure era sembrata due volte talmente vicina al closing che gli acquirenti avevano avuto accesso alla stanza dei bottoni di via Schio, non solo alla tribuna d’onore del Menti. E perché è stato tirato in ballo Sanfilippo? Gli amministratori di Vi.Fin. avevano su questo personaggio informazioni e garanzie tali da farlo ritenere un interlocutore credibile? Il 18 dicembre, quando hanno sottoscritto la cessione, hanno visto gli assegni circolari che il tuttofare torinese sosteneva di avere con sè?

Forse non si saprà mai come sono andate le cose, e quindi un giudizio è per ora privo di fondamento. Ma all’apparenza il comportamento di Vi.Fin. lascia l’impressione di un certo dilettantismo, di un approccio che sembra inconsapevole della gravità degli sviluppi possibili.

Certo è che, perdendo il Vicenza Calcio, dopo la BpVi la città di Vicenza perde un altro asset storico. Certo non si può dire che si sia fatto molto per conservarlo e per salvarlo. La città è stata alla finestra, chi poteva non ha mosso un dito. Anche i tifosi hanno sbagliato, non dovevano sottoscrivere quei 6.123 abbonamenti che avranno anche voluto essere un atto d’amore per i colori biancorossi ma sono diventati un attestato di fiducia a chi ha portato al tracollo la società.