Aumento contratti tempo indeterminato, giovani esclusi

In Italia aumentano i contratti a tempo indeterminato. Ma non è tutto oro quel che luccica. Secondo i dati Istat riportati da Linkiesta, tra il terzo trimestre 2017 e il corrispettivo del 2016 i nuovi posti di lavoro dipendente creati sono stati 482 mila, 92 mila dei quali a tempo indeterminato. Gran parte dell’aumento di percentuale di lavoratori fissi (che è passata dal 16,4% del 2013-2014 al 21,3% del 2015-2016), è dovuta trasformazione dei contratti da tempo determinato ad indeterminato. Tali trasformazioni sono continuate infatti anche dopo la fine degli incentivi della  decontribuzione.

A giovare dei nuovi contratti a tempo indeterminato, sono stati soprattutto i 45-54enni, passati dal 12,3% con contratto fisso di lavoro del 2013/14, al 20,9% del 2015/16. L’incremento invece ha solo sfiorato i più giovani. Se nel 2005 il 30% dei 15-24enni precari veniva assunto a tempo indeterminato, nel 2016 tale percentuale precipita al 19,2%. Per i 35-44enni la proporzione rimane invece la stessa, intorno al 24%. C’è una novità: tra i giovanissimi è più facile che sia una donna, dopo un anno, ad avere un contratto permanente, che un uomo. In quest’ultimo caso per i maschi si è passati da un 32,4% di probabilità al 18,7% contro il 22,6% delle donne. Si allarga invece il divario Nord-Sud: le trasformazioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno sono ormai poco più della metà che al Nord, mentre nei primi 2000 erano solo il 25% in meno.