Ducale e BpVi-Vb, chi è stato più bravo a rubare?

Il furto di Venezia e il crac di Vicenza e Montebelluna offrono l’occasione per un paradossale divertissement. Analogie e differenze tra due sconfitte venete

Declinazioni del furto. Tredici minuti per sottrarre da Palazzo Ducale a Venezia una spilla e due orecchini della collezione dello sceicco Al Thani. Tredici mesi per far sparire investimenti e risparmi della Banca Popolare di Vicenza. All’opera a Venezia due professionisti, dice la polizia: uno a fare da palo, l’altro prestigiatore nell’apertura della teca. All’opera a Vicenza una nutrita (ben nutrita) schiera di professionisti, dai funzionari d’alto rango ai direttori di filiale. Valore del bottino a Palazzo Ducale: sui tre milioni. Valore del bottino a Vicenza: sui tre miliardi di euro. Vince Vicenza mille a uno.

Nonostante il diverso modus operandi, ci sono analogie: gli autori del furto, in entrambi i casi, hanno agito a volto scoperto. I due ladri “veneziani” si sono spacciati per normali turisti, sono stati ripresi dalle telecamere, hanno adoperato la destrezza mettendo mano probabilmente al sistema d’allarme. Hanno sicuramente beffato la vigilanza. A Vicenza, in via Battaglione Framarin e in Contrà Porti, il board e i funzionari si sono a lungo spacciati per banchieri/bancari onesti, sono stati ripresi dalle telecamere non tanto nel segreto del Cda, ma in televisione e durante le assemblee dei soci. Anche all’ombra di Monte Berico sono riusciti a lungo a beffare la vigilanza. A Venezia i due si sono confusi tra la folla e hanno fatto perdere le tracce. A Vicenza alcuni non potevano proprio confondersi, protagonisti della vita pubblica e delle private disgrazie, ma sostanzialmente non si sono fatti beccare. Qualche imputazione leggera, nessuna azione risarcitoria, in compenso hanno fatto perdere le tracce dei loro patrimoni personali.

La domanda è, in questo mondo alla rovescia: chi è stato più bravo? I ladri di gioielli avranno ora i loro problemi a piazzare la spilla famosa e gli splendidi orecchini, pezzi certificati. O è stato un furto su commissione o dovranno smembrarli e piazzare un pezzo alla volta a qualche ricettatore o collezionista senza scrupoli. Gli ex “gioielli” Popolare di Vicenza e Veneto Banca a quanto pare erano scarsamente certificati, sono stati comunque smembrati in good e bad bank, e nessuno è riuscito a piazzarli. Anche in questo caso può affacciarsi l’ipotesi di furto su commissione: chiedere al governo e, nell’ordine, a Francesco Iorio, Atlante, Banca Intesa Sanpaolo. Se sicuramente c’è stato furto dei risparmi, non è contemplata da nessuna parte la fattispecie di furto di banca. 

Eufemisticamente si chiama “mercato” e l’affare si chiude con un regolare acquisto. Prezzo: un euro per due banche. Allora sono stati più bravi gli epigoni di Arsène Lupin: magari piazzeranno la refurtiva a metà del prezzo, un milione e mezzo. Altro che un euro. Ma facciamo bene i calcoli: il presidente Gianni Zonin è stato retribuito mediamente con un milione l’anno. Come gli altri ha perso il suo investimento in azioni, che lui ha conteggiato in 17 milioni. Chissà quanto fa la differenza: i conti veri li sa solo lui. Ad ogni buon conto ha in piedi, all’ultimo giro, un finanziamento di 48 milioni alle sue aziende. E ha chiesto un risarcimento alla banca stessa di cui era presidente. Chissà come finirà.

Le analogie finiscono qui. A Venezia un bravo avvocato potrebbe sostenere che non c’è stato nemmeno il “furto con scasso”, vista la delicatezza con cui è stata aperta e richiusa la teca dei gioielli. A Vicenza casomai il furto è “con scazzo”, quello l’ex direttore generale e consigliere delegato Sorato. Dettagli. Invece c’è una profonda differenza tra l’incursione a Palazzo Ducale e la pirateria bancaria vicentina e montebellunese. I due ignoti, ladri di sicuro, hanno rubato ad un ricco sceicco, tra l’altro si suppone assicurato. I molti noti veneti hanno disperso un patrimonio diffuso, potremmo dire sociale: sono migliaia e migliaia le persone normali defraudate del loro gruzzolo.

Di più: a qualche facoltoso sodale è stato perfino risparmiato questo dispiacere. La sottrazione dei gioielli dello sceicco assomiglia a quelle imprese criminali celebrate dai film, che alla fine suscitano simpatia e ammirazione – inconfessabili – per i delinquenti intelligenti. Se mai faranno un film sulla vicenda delle banche venete, sarebbe un horrormacelleria sociale figurata alla Quentin Tarantino, e sarebbe dura rendere simpatici i protagonisti. Ma tranquilli, nessun film: casomai una telenovela dalle puntate infinite, con un finale (alla prossima generazione) che si intravvede amarissimo. Amaro Averne avuti. Tutto questo è un paradossale divertissement. Agli indagati di Popolare di Vicenza e Veneto Banca non è stata mossa alcuna accusa di furto.

(ph: sicilianetwork.info)