Treviso, gli albergatori: «troppi abusivi. E che fine fa tassa soggiorno?»

Cher (Federalberghi): «puntare sull’alleanza con Venezia, il “Veneto” non è conosciuto». E ai cugini di Cortina: «hotel da incubo»

Se uno pensa agli albergatori come a quella categoria che si piange addosso anche quando le cose non vanno affatto male si dovrà ricredere. Almeno ascoltando Giovanni Cher, che dal maggio del 2016 è a capo di Federalberghi Treviso. «A dire il vero – precisa lui, a capo della direzione marketing del gruppo Sogedin, che a Monastier anima Villa Fiorita – io mi sono insediato in un momento fortunato. Il settore veniva dai periodi difficili post crisi del 2008. A Treviso e più in generale nella Marca per molto tempo il comparto è stato caratterizzato da un’utenza business fatta di persone che girano il Paese per lavoro o per congressi. Dopo gli attentati degli ultimi anni che hanno funestato l’Africa del nord e diverse zone Vicino oriente, Turchia inclusa, nonché alcuni grandi centri europei, il nostro comprensorio è stato in grado di intercettare sia la clientela legata alle professioni che il turismo vero e proprio». Cher (in foto) lavora in un gruppo che possiede hotel anche a Mestre e a Venezia, e prima di lavorare nel mondo alberghiero aveva fatto il dirigente per una compagnia area e un tour operator. Pertanto conosce bene la psicologia del viaggiatore: «è innegabile che dopo diversi attentati una parte dei flussi ha abbandonato le grandi capitali e si è diretto verso centri più piccoli, come Treviso, che reputa più sicuri». Una città che a suo dire offre molto, in cui «il visitatore trova spunti per ritornare, magari scegliendo itinerari diversi».

E qui arrivano le prime considerazioni in chiave politica. Secondo Cher va lodato lo sforzo con cui l’assessore regionale al turismo, il leghista Federico Caner, ha cercato ed individuato un po’ di fondi per sviluppare i viaggi tematici che nella Marca spesso fanno rima con enogastronomia e prosecco. Ma non solo: «ogni anno il cicloturismo sulla tratta Monaco-Venezia muove la bellezza di 100mila persone e Treviso che è alle porte della città di Marco Polo e che dal suo centro non dista che un’ora si è inserita bene in questo contesto».

Per il presidente, che è polemico col «campanilismo» sempre strisciante nin Veneto, Treviso deve ragionare in un’ottica di alleanza stretta con Venezia. «Non possiamo dividerci – dice – in un’ottica di piccolo cabotaggio accampando la pretesa che io sono una cosa diversa da Venezia, da Monastier o da Mogliano. Questo lo vai a dire a uno di Rovigo non a uno di Shanghai o di Hong Kong. Queste persone – prosegue – il termine Veneto nemmeno lo conoscono. Ci conoscono invece come Venice region, ovvero con la dizione inglese». Che poi non è nient’altro che un ritorno alle origini ottocentesche del toponimo delle Tre Venezie (quella Trentina, quella Euganeo lagunare e quella friulano-giuliana) coniato dal grande linguista goriziano Graziadio Isaia Ascoli.

Il capoluogo della Marca si avvia alle elezioni comunali di primavera. Cher riconosce all’attuale amministrazione di «aver saputo collaborare bene con Marco Goldin dal momento che le mostre del noto curatore d’arte hanno sono state in grado di richiamare visitatori da fuori regione e anche dall’Europa. Il che ha avuto effetti positivi su tutto l’indotto». Ma ci sono anche le dolenti note: «non tutti sanno che a Treviso città ci sono quindici alberghi a fronte di circa centocinquanta strutture familiari o assimilabili ai bed & breakfast. Ecco, il nostro desiderio sarebbe quello di una lotta davvero più incisiva all’abusivismo». Ovviamente affittacamere non è sinonimo di illecito, ma per il presidente deve fare riflettere il fatto che l’affluenza dichiarata di queste strutture sia spesso ben al di sotto delle presenze necessarie a garantirne la redditività. Il che è la spia d’una possibile gestione in nero dell’attività. I danni per gli albergatori sono facilmente intuibili: primo, una questione di concorrenza sleale visto che spesso le piccole strutture possono più facilmente eludere o evadere il fisco; secondo, una questione di sicurezza: «quando tu dai ospitalità in nero a chiunque, italiano o straniero che sia, senza espletare le pratiche di rito come la registrazione dei documenti e gli adempimenti di pubblica sicurezza esponi il fianco ad attività criminali o terroristiche».

Attualmente i pochi scampoli di campagna elettorale si sono giocati molto sulla sicurezza. Ma quanto peserà il turismo nella contesa? «Per il momento, almeno a parole, i candidati che ho incontrato si sono detti molto interessati al nostro settore che tra l’altro porta risorse importanti al nostro territorio». Un po’ poco, sembra. E su quali siano i candidati incontrati, Cher non entra nel dettaglio: «preferiamo attendere un po’» dice con ironia. Poi aggiunge: «a Treviso gli alberghi, come avviene nel resto del Paese, pagano ai comuni una tassa di soggiorno. Ecco vorremmo capire meglio come vengano usati quei danari visto che si parla di una tassa di scopo».

L’altra tirata d’orecchie è per tutta la politica, e per la verità non è nuova, anzi ormai è una lamentela antica: «nel Veneto si è costruito troppo. I Comuni per anni hanno fatto cassa con gli oneri di costruzione e di urbanizzazione. Oggi ci ritroviamo pieni di capannoni sfitti. Siamo tutti concordi sul fatto che i turisti vengano da noi anche per le bellezze del nostro paesaggio. Ma se quel paesaggio che dovrebbe essere alla base dell’attività turistica viene martoriato allora che cosa facciamo?» Per questo motivo Federalberghi, come già Confcommercio, si augura che si trovi la disponibilità di fondi per riqualificare quelle aree: capannoni abbandonati anzitutto, e semplificazione delle pratiche di chi, volendo dismettere una struttura alberghiera, voglia realizzare dell’edilizia residenziale. Si tratta di un tema sempre caldo che mette in gioco sensibilità, interessi e posizioni diverse e che lascia sul tappeto quesiti tutti ancora aperti. Soprattutto perché il Veneto, in una con la Lombardia, è la pecora nera italiana nel consumo di suolo.

E non c’è solo la bellezza deturpata da politici menefreghisti e imprenditori cementificatori. C’è anche qualche responsabilità della sua categoria: «oggi i turisti non vengono solo perché hai l’albergo in un bel posto, ma anche perché gli offri servizi adeguati e una struttura ben realizzata e ben funzionante. Io vado a sciare a Cortina dove ho una casa. Lì gli hotel in condizioni indecenti sono quasi una metà. E lo so perché sulla mia scrivania mi ritrovo una serie corposa di proposte di vendita. Gli albergatori devono essere al passo coi tempi. E soprattutto se si rapportano coi giovani devono essere dotati di una piattaforma per la gestione elettronica delle prenotazioni. È finita l’era della famiglia che ti telefonava e prenotava due o tre settimane di soggiorno con mesi e mesi di anticipo».