«Giorno del Ricordo a Treviso, Comune trascura le foibe»

«La Legge n. 211 del 20 luglio 2000 definisce le finalità del Giorno della Memoria con cui onoriamo le vittime della Shoah come previsto dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Con la legge 30 marzo 2004 n. 92, fissando il Giorno del Ricordo, il Parlamento italiano volle invece rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Ogni strumentalizzazione di queste due giornate è da rifiutare e condannare». Queste le parole di Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, che ha ribadito la volontà di mantenere «l’impegno da parte di noi tutti ad onorare le vittime e ricordare l’orrore sia della Shoah come della tragedia che colpì le comunità Istriane, del Quarnaro e Dalmate. Per questo, e per molti aspetti, colpiscono e lasciano perplessi le iniziative promosse dal Comune di Treviso che ha voluto accomunare sotto una unica denominazione Giorno della Memoria e Giorno del Ricordo, due eventi ben distinti che per altro, nelle manifestazioni trevigiane, sono tenuti ai margini della riflessione: si ha quasi l’impressione di essere dinnanzi ad una operazione di revisionismo per molti aspetti reazionario in cui si pongono in secondo piano, quasi oscurandoli, la Shoah, le Foibe e l’esodo istro-dalmata».

«Pare quasi scorgere un sentimento anti-sionista, da una parte, dall’altra la volontà di risollevare le forti resistenze che segnarono l’istituzione della giornata della memoria, che hanno ispirato la proposta trevigiana in cui, non casualmente, non ci si trova a riflettere sui campi di sterminio nazisti che non furono diversi, per altro, da quelli titini di Borovnica o dell’isola Calva», aggiunge Ciambetti. «C’è tanta amarezza nel leggere il programma di Treviso, perché si capisce chiaramente il tentativo di non voler fare i conti con la storia tra cui le complicità italiane nella Shoah a partire dalle infami leggi razziali di cui quest’anno ricordiamo l’ottantesimo anniversario della loro approvazione, e l’atteggiamento della sinistra italiana sul caso Istriano-Dalmata e il silenzio imposto sugli assassini, gli infoibamenti e il tragico profugato di connazionali espropriati di ogni cosa, feriti negli affetti e colpiti da lutti. Treviso non celebra né il Giorno della Memoria, né il Giorno del Ricordo, ma rilancia polemiche irrispettose della tragedia della Shoah e della vicenda Istro-Dalmata. Moshe Bejski, magistrato israeliano sfuggito alla Shoah – conclude – estendendo il concetto di Giusto elaborato da Yad Vashem a quanti contrastarono tutti i tipi di genocidi, combattendo le tirannie e i totalitarismi, propose di istituire nel 6 marzo la Giornata dei Giusti proposta accolta dal Parlamento Europeo che con sensibilità non volle confondere questa giustissima riflessione con l’altrettanto doverosa memoria della Shoah, una memoria, al pari di quella delle Foibe, dell’esodo istro-dalmata ma anche dei Giusti, che merita invece il massimo rispetto».

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