Padova, caso liste d’attesa: la difesa del medico

«Tutta la conversazione è avvenuta nell’ambito della sanità privata. Ero all’interno della clinica Cittàgiardino, dove svolgo la mia attività di ginecologo privato». È la difesa – riportata da Fabiana Pesci sul Mattino a pagina 3 – del professor Pietro Litta (in foto), al centro dell’inchiesta sulle liste d’attesa della trasmissione tv “Petrolio“. L’inviata Rai aveva contattato la Clinica di Ginecologia e Ostetricia dell’Azienda ospedaliera di Padova e, cercando una scorciatoia, era stata dirottata dal professor Litta, il quale, data l’insistenza, aveva accettato di operare dietro a un compenso di 2.000 euro.

«Il colloquio con la signora – spiega Litta – è avvenuto qualche settimana fa nel mio ambulatorio privato. Mi ha esposto il suo problema, la sua fretta nell’eseguire l’intervento. Nemmeno in ambulatorio, ma per le scale, ci siamo detti che avrei potuto eseguire la piccola operazione anche nella clinica Cittàgiardino, mettendoci d’accordo sul costo. Da dozzinante in Azienda ospedaliera avrebbe pagato ottomila euro per farsi operare da me. Questo prevede il tariffario aziendale. Siccome aveva tanta fretta le ho detto che avrei potuto farlo per duemila euro. In clinica privata, ovviamente».

(Ph. Unipd.it)