Padova, quello strano bando per Portello: festival musicale a rischio

ll caso della gara per la gestione delle sponde del Piovego: i dubbi sull’operato del settore Patrimonio e la delusione di Della Chiesa (River Fest)

Il bando per la gestione dei navigli a Porta Portello a Padova è una bestia nera dell’amministrazione comunale padovana, indipendentemente da quale sia il colore politico della giunta. Ma da quando il Comune ha annunciato di volere mettere a gara quelle aree spondali a ridosso del Piovego (a sua volta affidatele in concessione temporanea dalla Regione), l’intera vicenda rischia trasformarsi in un micidiale ordigno ad orologeria pronto ad esplodere nelle mani dell’esecutivo di centrosinistra capitanato dal Sergio Giordani. Il motivo sta in alcune incongruenze nelle carte che potrebbero mettere a rischio la efficacia dello stesso bando.

Le ultime schermaglie si sono registrate il 10 gennaio sulle colonne de Il Mattino quando il presidente della commissione territorio Alain Luciani (Lega) ha accusato gli uffici dell’assessorato al patrimonio di avere cucito un bando su misura per Federico “Chicco” Contin, già candidato consigliere comunale, non eletto, a sostegno di Giordani e dato per assai vicino all’assessore al patrimonio Andrea Micalizzi (Pd). Contin peraltro aveva rispedito l’accusa al mittente parlando di selezione molto aperta nei requisiti della quale rientrano «praticamente tutti i baristi e gli organizzatori di eventi di Padova».

Quando si parla di Portello non c’è solo la movida, ma ci sono anche gli eventi culturali, ovvero il festival musicale e soprattutto quello del cinema, da sempre proposti dall’associazione guidata dall’architetto Emilio Della Chiesa che in primavera, i lettori di Vvox.it lo ricorderanno, aveva ingaggiato una lotta al coltello per ritagliarsi uno spazio svincolato dalle logiche di mercato «visto che la nostra associazione», ricorda Della Chiesa, «non si occupa di business del divertimento ma offre una proposta culturale di respiro internazionale che non può obbligarci a concorrere con chi offre spritz e piadine visto a noi il nostro piccolo punto di ristoro serve esclusivamente a rimpolpare i bilanci per ampliare l’offerta culturale».

La specificità del River Fest (più noto come Riff) e quella dei festival musicali non solo aveva ricevuto il plauso della Regione durante la Biennale di Venezia, non solo aveva ricevuto il plauso personale dell’assessore regionale alla cultura Cristiano Corazzari (della Lega) ma di recente anche il Comune di Padova, con l’assessore alla cultura Andrea Colasio, aveva re-introdotto il contributo da 30 mila euro sparito durante la gestione commissariale della municipalità. «Io per questo debbo esprimere la mia gratitudine all’assessorato alla cultura» spiega Della Chiesa, il quale però parla di bicchiere mezzo vuoto quando si guarda da vicino il bando pubblicato dal comune, poichè «per come è concepito noi che non siamo operatori economici ma culturali non abbiamo i mezzi per partecipare alla gara. E senza gara non potremo avere il nostro piccolo punto di ristoro che ci garantisce quel minimo di introiti per approntare il festival musicale che poi rappresenta l’anima primigenia del festival. Quello che noi per primi concepimmo assieme ai residenti per togliere anni fa quell’area dal degrado».

Ora però se si vanno a spulciare le carte più attentamente emergono alcuni elementi che definire singolari è poco. Anzitutto non esiste una planimetria ben rappresentata dello spazio spondale (in foto uno scorcio) messo a gara, e non ci sono quote riportate rigorosamente. Di più, sulla planimetria oggi scaricabile del sito del comune manca una qualsiasi data (il riquadro in rosso e l’url di download sono state aggiunte da chi scrive come semplice riferimento): ovvero mancano data e timbro che li correlino alla data di emissione del testo dell’avviso di bando. Il quale a sua volta è sprovvisto di timbro e firma autografa del responsabile: si tratta di elementi che potrebbero essere agli atti, ma la legge impone che i documenti da scaricare per partecipare siano copie conformi, perché altrimenti chiunque li potrebbe alterare.

Tuttavia la cosa più assurda è che la pagina web a supporto della procedura è stata aggiornata il 12 gennaio 2018, ovvero otto giorni più tardi della chiusura del bando. Cui si aggiunge un’altro aspetto incomprensibile: il disciplinare che dovrebbe regolare i rapporti tra Comune concedente e privato concessionario è consultabile e scaricabile dal sito comunale solo all’articolo tre: fattispecie che avrebbe scatenato la reazione di alcuni funzionari di palazzo Moroni che avrebbero apostrofato come «ilare e grottesca» la condotta adottata dai responsabili del procedimento tanto che il bando potrebbe essere a rischio inefficacia o nullità, tralasciando aspetti ancor più gravi. Un chiarimento su questi dubbi sarebbe potuto giungere proprio dall’assessore Michelizzi, il quale pur interpellato da Vvox, ha preferito, almeno per il momento, non manifestare il proprio pensiero.

«Onestamente – spiega ancora Della Chiesa – questa vicenda mi mette un po’ di tristezza. Io durante la campagna elettorale ho appoggiato Coalizione Civica perché condivido il loro punto di vista sull’importanza dell’approccio partecipato. Ma ciò che è capitato con la redazione di quel bando, redatto in fretta e furia, mi ha lasciato allibito e amareggiato. Così stando le cose, con fatica, riusciremo a garantire il festival cinematografico, quello musicale no».