BpVi e Vb, Bini Smaghi: «crac colpa anche dei soci»

Il crac delle ex banche popolari venete «poteva essere evitato se i soci avessero deciso per tempo di cambiare gli amministratori. C’è da chiedersi perché non l’han fatto: non avevano tutte le informazioni sul vero stato di salute della banca, o quel sistema faceva comodo a molti?». Lo afferma l’economista Lorenzo Bini Smaghi oggi ai vertici di uno dei principali gruppi finanziari europei, Société Générale (precedenti incarichi in Fmi, Bankitalia e Bce). «Le maggiori responsabilità vanno attribuite agli amministratori, ai dirigenti, e a chi li ha nominati – precisa in un intervista di Eleonora Vallin sul Mattino a pagina 12 -. Le altre responsabilità sono di secondo livello e se lo scambio di informazioni tra le Authority fu imperfetto deriva dalla normativa, che probabilmente va adeguata».

«Uno dei problemi è stato di non dare sufficienti poteri alla vigilanza, specie nel rimuovere individualmente gli amministratori incompetenti e responsabili di mala gestio. I decreti attuativi delle direttive Ue non son stati ancora adottati dal Tesoro», aggiunge l’economista. «Sulle fusioni – continua – la ristrutturazione del sistema bancario italiano è all’inizio. Per essere redditizie le banche devono avere potere di mercato, che poche hanno in Italia. Le aggregazioni avverranno prima o poi. Il rischio è di aspettare una crisi per favorirle, perché in quel caso diventano particolarmente dolorose, non solo per le banche coinvolte, ma anche per il territorio». E sul fondo per i risarcimenti dai crac bancari conclude: «bisogna appurare che le vittime lo siano veramente, altrimenti i contribuenti pagheranno gli errori dei singoli».

 

 

 

 

 

(ph: wikipedia)

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