Corte Ue: «pubblicità con Gesù? Si può fare»


Utilizzare Gesù e Maria in una pubblicità di abbigliamento è lecito. Lo ha deciso la Corte europea dei diritti umani, condannando la Lituania a risarcire la multa di 580 euro emessa nei confronti della casa di moda di Robert Kalinkin per aver utilizzato le icone sacre a scopo commerciale. La sanzione era stata emessa nei confronti della Sekmadienis Ltd. dall’Autorità statale di protezione dei diritti dei consumatori con l’accusa di “offesa alla pubblica morale“. Decisione che secondo Strasburgo ha violato la libertà d’espressione dell’azienda. Tra le motivazioni della sentenza, secondo quanto riportato dall’informativa pubblicata sul sito ufficiale, il fatto che la pubblicità non appare di per sé gratuitamente offensiva o profana, non incita all’odio su basi religiose, né attacca in modo palese la religione cristiana. Secondo la Corte di Strasburgo, inoltre, le autorità lituane non hanno fornito alcuna motivazione a supporto dell’accusa, limitandosi a bollare come “inappropriato” e “superficiale” l’uso dell’iconografia cristiana fuori dal contesto religioso.

La sentenza ha concluso che le posizioni espresse da Vilnius «dimostrano che è stata data priorità totale alla protezione dei sentimenti delle persone religiose, senza prendere in considerazione in modo adeguato il diritto alla libertà d’espressione della compagnia». Nelle “dissacranti” immagini, pubblicate per lanciare la collezione estiva 2013, si vedevano due modelli che richiamavano le figure sacre del cristianesimo, con frasi ironiche, come “Madre di Dio, che vestito!“, o “Maria, Gesù, che stile!“. Lo stilista Robert Kalinkin ha commentato su Instagram la buona notizia pubblicando una delle foto incriminate con sopra impressa la scritta “solved” (risolto). Lo stilista ha dichiarato all’emittente baltica Bns: «accogliamo la decisione favorevole, ma né allora né adesso voglio offendere o ridicolizzare le persone che credono a questa o quella religione».

Fonte: Quotidiano.net

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