Donne angeli o demoni, il caso Argento e la marchesa di O***

Lo scandalo molestie a partire dalla denuncia contro Weinstein ripropone il tema dell’eterna ambiguità femminile

Pare essersi esaurito il ciclone mediatico sulle molestie sessuali hollywoodiane. Gli utenti del web si erano schierati in due fazioni contrapposte: da una parte coloro che hanno sostenuto a spada tratta la bontà delle denunce femminili (e “femministe”), dall’altra chi invece ci ha visto un certo vittimismo strumentale. Sia pur emerso tardivamente, un abuso è sempre un abuso. Ma è nel modo in cui viene reso pubblico che si insinua quella “zona grigia”, né bianco né nero, tipica della realtà per come effettivamente è.

Uno dei casi che ha fatto più discutere è quello di Asia Argento. L’accusa è quella di aver subito ripetuti abusi sessuali dal produttore cinematografico Harvey Weinstein. Come conciliare, tuttavia, queste violenze con una relazione tra i due durata ben cinque anni? Lei parla di un timore reverenziale verso una figura tanto potente nel mondo dello spettacolo. «Non volevo niente da Weistein – ha dichiarato l’attrice – ma non volevo nemmeno che mi distruggesse».

Il tema dell’ambiguità in fatto di relazioni e sesso venne affrontato mirabilmente dallo scrittore ottocentesco Heinrich von Kleist, nel racconto La marchesa di O***, dal ritmo incalzante, quasi giornalistico. La protagonista, salvata da un tentativo di violenza sessuale di gruppo grazie all’intervento di un ufficiale russo, perde conoscenza. Ma pare ignorare che, durante lo svenimento, quell’“angelo dal Cielo” ha abusato di lei. Ecco, dunque, la controversa figura dell’assalitore-salvatore. La marchesa semplicemente non capisce. La donna, appresa la propria gravidanza, si dichiarerà pronta a sposare il padre, chiunque egli sia. Al contempo, però, le ripugna l’idea di incontrare quella “feccia del genere umano”.

Fortunatamente il torpore mentale cessa e qualcosa si sblocca. Raggiunta una certa stabilità mentale e presa coscienza della situazione, la marchesa di O*** fa mettere un annuncio su tutti i giornali mondani dove si dichiara pronta a sposare l’ignoto padre. L’attrice e regista italiana, invece, sui giornali denuncia l’abuso. Entrambe le azioni, però, non portano alle conseguenze desiderate, anzi suscitano, come scrive von Kleist, lo “scherno del mondo”. Se Asia Argento subirà durissimi attacchi sui social, l’eroina kleistiana non se la passa di certo meglio, vedendosi ripudiata dall’intera famiglia. Alla ricerca di appoggio, le due donne vengono pubblicamente screditate e umiliate. Come risultato, l’attrice dichiara di voler lasciare l’Italia, mentre la marchesa, cacciata di casa, inizia a rassegnarsi al “grande, divino e inesplicabile giudizio del mondo”.

Eppure l’idea che si abbia a che fare con vittime innocenti non convince totalmente. Sulle vicende, infatti, qualche malizioso potrebbe parlare di opportunismo. Asia Argento ha confessato che, all’epoca dei fatti, oltre che essere spaventata dal potere di Weinstein, temeva per la sua carriera. Un sogno giovanile – ha dichiarato – a cui teneva tantissimo. La protagonista del racconto assume nei confronti del suo aggressore un atteggiamento che oggi sarebbe definito “bipolare”. In un primo momento, reputando il suo stupratore un diavolo, rifiuta di sposarlo, nonostante essa stessa abbia inserito l’annuncio a tal fine. Su pressioni familiari, a malincuore, convola comunque a nozze. La vita matrimoniale vedrà un’iniziale separazione di fatto. Tale frizione tra i due perdura fino al momento in cui la l’ufficiale russo dona un importante cifra al neonato e, nel testamento, nomina la moglie come suo unico erede. Da quel momento le cose cambiano. La donna si traferisce dal marito, cedendo alle sue avances. Quando, poi, amorevolmente conciliati, il marito chiede spiegazioni sull’iniziale rifiuto, lei risponde che “non le sarebbe apparso come un diavolo se, alla sua prima apparizione, non le fosse sembrato un angelo”.