M5S Veneto, scoppia il caso Artoni: «fu arrestato per tangenti»

Scoppia un nuovo caso nel Movimento 5 Stelle Veneto. Dopo che nei giorni scorsi è stato pubblicato un messaggio chat di uno dei responsabili della comunicazione che invitava i candidati a trovare «nefandezze e foto imbarazzanti» degli avversari politici, questa volta la «campagna negativa» interessa un collega “cittadino candidato”: Alberto Artoni. L’ingegnere edile padovano, tra i fondatori del Movimento Risparmiatori Traditi e candidato al Senato nel collegio plurinominale a Padova e uninominale a Vigonza e Alta, nei primi anni ’90 venne arrestato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta che riguardava tangenti nelle fognature, con l’accusa di corruzione aggravata e turbativa d’asta.

Venticinque anni dopo, la vicenda è stata tirata fuori dagli stessi 5 stelle: «qualcuno dei nostri si è messo a raccontarla in una delle chat con cui comunichiamo – conferma Artoni, intervistato da Elena Livieri a pagina 2 del Mattino -. Ma se credevano di nuocermi si sbagliano e li querelerò. Il mio casellario giudiziale è pulito, non ho condanne e l’ho presentato ai vertici del Movimento. Per quella vicenda dell’arresto non arrivai nemmeno al processo. Rimasi in carcere più degli altri perché non volli ammettere cose che non avevo fatto. Alla fine il pubblico ministero presentò al gip richiesta di archiviazione e così finì. L’unica condanna è stata quella di subire la stupidità delle persone, allora come oggi».

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