Brugnaro il Grande Prestigiatore. E i grillini sotto ricatto “sviluppista”

Il consiglio comunale straordinario sul conflitto d’interessi nell’area Pili è stato un abile show del sindaco di Venezia. A parte qualche eccezione, opposizione debole

Se qualcuno avesse per caso nutrito una qualche speranza che l’attesissimo consiglio comunale di ieri a Venezia potesse diradare le ombre sul conflitto d’interessi del sindaco Luigi Brugnaro nell’area Pili (40 ettari di sua proprietà a destra del Ponte della Libertà, dove si progetta un nuovo palazzetto per la squa squadra di basket, la Reyer), quel qualcuno dev’essere rimasto a bocca asciutta. Il doge di centrodestra è riuscito a tamponare con un’abile pièce di politica-teatro l’attacco delle opposizioni, presentatersi divise e deboli. Ma non ha convinto.

ONE MAN SHOW
Sembrava il Silvio Berlusconi prima maniera, Brunaro: l’afflato autobiografico sulla sua storia di imprenditore, le lacrime di commozione, i «rancorosi che si mettono di traverso» per invidia e perché impreparati al cambiamento, o perché innamorati «dello status quo», l’amore per il “suo” sport, la pallacanestro, le umili orgini, il conflitto di interesse «che non è mai esistito» e che «non esiste» soprattutto dopo la creazione del «blind trust» (che invece prova che esiste eccome, altrimenti non lo avrebbe fatto, e che per la verità in Italia non solo ha valenza giuridica pressoché nulla, e «non si può applicare ai beni immobili» come rivendica il consigliere e senatore di Leu Felice Casson, ma che è viziato dal fatto che al  fiduciario statunitense cui è stata assegnata la titolarità delle quote societarie di Brugnaro, sono stati affiancati alcuni fedelissimi del patron di Reyer ed Umana). Ma al di là dello show – che è show fino a un certo punto: Brugnaro ci crede sul serio, a quel che dice – il sindaco nei fatti ha tirato dritto, strappando moltissimi applausi dai suoi aficionados corsi a frotte in aula.

DIFESA DEBOLE
Il numero uno della giunta fucsia ha anche cercato di contro-argomentare sul piano amministrativo, riavvolgendo il nastro della storia di quel lotto che, ha spiegato, non ha mai avuto una vocazione industriale o portuale, e che è compatibile con interventi di valorizzazione. Ha sciorinato l’iter per il ripristino ambientale che prese il via sotto l’egida del Magistrato alle Acque veneziano, l’acquisto all’asta dell’area da parte del suo gruppo, l’Umana, quando ancora a metà degli anni Duemila la sua corsa a sindaco era qualcosa di «nemmeno immaginabile». E ha concluso che i depositi radioattivi interrati vicino all’area non risultano pericolosi, e che il suo gruppo si è attivato perché venisse ceduta «gratuitamente al Comune» quella striscia di terra proprio in zona Pili per realizzare «una pista ciclabile». Ma non ha citato documenti, a suffragio delle sue tesi: nessun numero o protocollo che attesti la qualità ambientale dell’area e di quelle attigue. Si è espresso in modo ambiguo, mescolando «messa in sicurezza» e «bonifica», che sono due cose ben diverse: la seconda  spetta o a chi ha inquinato l’area o al suo proprietario, e assieme alla partita urbanistica costituisce la incognita che più preoccupa Brugnaro. Motivo: potrebbe spaventare «eventuali investitori». Leggi: eventuali compratori di un’area che, di riffa o di raffa, è riferibile a lui. Basta un esposto alla procura, all’Arpav o un ricorso amministrativo ben strutturato per mettere in crisi un percorso che, per ovvie ragioni legate alla natura finanziaria di un eventuale investimento, si regge in piedi solo se completato celermente. E non è un caso che gli unici interventi che sono stati ascoltati in rigoroso silenzio da tutti, supporter di Brugnaro inclusi, siano stati quelli di Casson e Scarpa. I due conoscono a menadito la norma: uno è un ex magistrato specializzato in materia ambientale, l’altro, consigliere comunale ex brugnariano, era un alto dirigente comunale. Quest’ultimo ha platealmente sfidato il sindaco «a tirare fuori le carte che non ci sono mai state date e che oggi si è ben guardato dal produrre». In sostanza, Brugnaro ha coperto con un grande fumo, emotivo e spettacolare, l’opacità amministrativa.

OPPOSIZIONI INCONSISTENTI (E GRILLINI IMPAURITI)
L’opposizione? Al di sotto delle aspettative. Nel Pd mancava (non si sa se l’assenza per impegni politici sia stata strategica o meno) il capogruppo Andrea Ferrazzi, uno dei massimi esperti nel partito in materia urbanistica. Il carico così è stato lasciato sulle spalle degli altri consiglieri comunali, che spesso son sembrati essere sopraffatti dalle  «intemerate della claque del sindaco e dell’assessore ai trasporti Renato Boraso», come denunciato dalle minoranze. Complice, sostengono sempre queste ultimo, il presidente del consiglio comunale, la brugnariana Ermelinda Damiano, che non sarebbe stata all’altezza del ruolo. Ma a uscirne peggio, in un fronte d’opposizione di cui Vvox ha analizzato i limiti e i difetti, sono stati i grillini. Il consigliere Davide Scano non solo si è fatto togliere la parola dalla presidente dell’aula quando ha tentato di parlare del conflitto di interesse del sindaco (andando in debito di argomentazioni, tanto che sono dovuti correre in suo aiuto altri della minoranza con alcuni suggerimenti). E non solo in quel poco che gli è stato concesso di parlare è stato continuamente deriso dai tifosi della Reyer presenti in aula, senza che lui desse il minimo segno di reazione. Ma soprattutto, come hanno rilevato le cronache di stamattina, assieme alla capogruppo Sara Visman ha votato con la maggioranza una mozione che di fatto è un nulla osta politico «al palazzetto dello sport per la squadra di Brugnaro, sull’area di Brugnaro» come hanno sprezzantemente commentato alcuni simpatizzanti 5 Stelle fuori dall’aula. «Noi – ha  provato a spiegare Scano – non siamo ideologicamente contrari alle prospettive di sviluppo». L’impressione è che abbiano patito la pressione psicologica e politica del tifo Reyer e il “ricatto” di non apparire, specie sotto elezioni politiche, i signornò contrari a far girare l’economia. Furiosa per la piega presa dalla seduta il consigliere del M5S Elena La Rocca. Sia perchè al resto dell’opposizione aveva chiesto invano, con la collega Monica Sambo del Pd (che ha ricordato l’antica promessa del sindaco di non voler fare nulla sull’area Pili), di andare via in segno di protesta, dopo che Brugnaro se l’era svignata lasciando sul suo scranno la coppa dell’ultimo scudetto della Reyer. Sia perchè non avrebbe condiviso l’intenzione di voto favorevole del suo gruppo. E nel M5S veneziano già si parla degli ennesimi scontri interni.