Elezioni, per una Grande Coalizione servirà una Buona Opposizione

Il 4 marzo Mattarella sceglierà l’usato sicuro del Gentiloni-bis. Ma con maggioranze mobili decisivo sarà il ruolo delle minoranze. E dei 5 Stelle

Non voteremo per scegliere il governo, tanto meno il primo ministro. La (patetica) legge elettorale ci offre qualche opzione in più nella scelta delle opposizioni. È uno scandalo di ordinaria democrazia e non è nemmeno un’anomalia italiana. L’elettore ne tragga le conseguenze al di là della trita retorica del linguaggio politico. Ci sono le candidature multiple, l’impossibilità del voto disgiunto e solo un terzo di collegi maggioritari – molti dei quali peraltro occupati da candidati paracadutati e garantiti da pluri-candidature nel proporzionale. Il rapporto con il territorio e i cittadini è inesistente con l’aretina Boschi a Bolzano e la beneventana De Girolamo a Bologna. L’eccezione la fa il 5Stelle che richiede inderogabilmente ai candidati la residenza nel collegio.

La selezione delle candidature è stata una kermesse interna a logge blindate per scegliere i candidati che non potranno giocarsi l’elezione né con le preferenze né presentandosi autonomamente in un collegio uninominale. I programmi sono fotocopie distribuite dagli istituti di sondaggi. Ancora una volta fa parziale eccezione il Movimento 5Stelle che per lo meno ha celebrato le primarie il cui svolgimento va perfezionato, ma almeno ci sono state e non come nel Pd che le prevede per statuto, ma non le fa. E, quando le ha fatte, sono stati denunciati brogli.

Un governo Gentiloni-bis (o suo clone) contrattato con chi prenderà più voti, è un esito quasi scontato. La notizia migliore – a volere essere ottimisti – è che le opposizioni giocheranno un ruolo decisivo in Parlamento, sia per l’esigenza di maggioranze mobili, sia perché porranno delle questioni che, se non affrontate, creeranno le premesse di un cambiamento che potrebbe avvenire tra cinque anni o prima. Quindi, ogni voto sarà utile (o dannoso a seconda dei punti di vista) anche se non esprimerà il governo.

La coalizione che Mattarella promuoverà secondo l’immutata Costituzione, rappresenterà la conservazione con qualche timida e lenta riforma sospinta da fatti interni, europei e internazionali. Un usato sicuro. Un governo Di Maio è improbabile. Se succedesse accelererebbe un cambiamento che è nell’aria in Europa in quanto l’elettorato a 5 Stelle e chi lo guida raccolgono gran parte dei consensi tra i giovani, tra i più istruiti e desiderosi di cambiamento e i meno rappresentati dalla politica. Inoltre, ha seguito tra coloro che vogliono sostituirsi ai poteri più radicati della politica, dell’economia, della scienza. Ma le accelerazioni sono pericolose: la strada è piena di ostacoli e l’auto ancora poco affidabile. Il migliore esito di queste elezioni sarà una nuova e concreta dialettica tra conservatori (riformisti) e nuovi progressisti che lascerà ai margini gli avanzi della politica del novecento. Un auspicio, più che una previsione.

La grande coalizione italiana avverrà tra i probabili perdenti: Forza Italia (quasi dimezzata rispetto a cinque anni fa), il PD e i loro satelliti. I vincitori, 5Stelle (primo partito e un terzo dell’elettorato) e Lega (che urla molto ma rappresenta pur sempre un modesto 15% dei consensi) staranno all’opposizione. Il varo del nuovo governo richiederà tempo. Non siamo di fronte a un’anomalia italiana. Succede lo stesso in tutta Europa. Basti pensare alla Germania che, a oltre quattro mesi dalle elezioni, non ha ancora un governo e difficilmente riuscirà a formarlo prima di Pasqua.

Inevitabile la domanda: cosa contano oggi elezioni e governi? Anche in Germania si alleeranno le due compagini politiche che hanno perso più voti. Lo si sapeva dall’inizio, ma la politica è teatro ovunque e oggi piuttosto avanspettacolo. La differenza è che in Italia abbiamo i 5 Stelle che fanno da diga al populismo urlato della vecchia destra e al conservatorismo sonnolento della decrepita sinistra. Si tratta di un fenomeno politico nuovo da seguire con grande attenzione, sia che resti all’opposizione sia che vada al governo.

(ph: tzetze.it)

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