M5S, Bartelle: «non sono capo dissidenti veneti»

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«Non ho mai alimentato alcuna “faida” né ho creato dossier su chicchessia o chiesto a qualcuno di farlo per me, essendone stata a mia volta vittima in passato. Le lotte di potere non mi interessano, mi attengo strettamente i principi del Movimento ossia la democrazia partecipata, la libertà, l’onestà, la solidarietà, la trasparenza e l’uguaglianza, evitando nella dialettica politica toni e linguaggio aggressivi e prevaricatori». Così la consigliera regionale polesana del Movimento 5 Stelle Patrizia Bartelle, interviene sulla querelle interna che sta agitando i grillini dopo la pubblicazione della chat interna con cui il responsabile veneto della comunicazione, Ferdinando Garavello (ora riconfermato al suo posto da Luigi Di Maio), invitava i militanti a screditare gli avversari politici in corsa alle prossime elezioni.

Bartelle, scrive Marco Bonet a pagina 3 del Corriere del Veneto di oggi, era tra i 17 firmatari di una lettera di protesta che chiedeva le dimissioni di Garavello. Tuttavia la consigliera polesana smentisce di essere a capo del gruppo di «dissidenti» interni denunciando al tempo stesso che sul territorio molti militanti ed esponenti M5S considerano «traditi» i principi e lo spirito originari del Movimento.

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