Chernobyl chiama Vicenza, mostra multisensoriale nell’ex caserma

Il più grave incidente nucleare della storia, il disastro di Chernobyl, viene riproposto a Vicenza sotto forma di mostra multisensoriale dall’associazione culturale “I luoghi dell’abbandono”. Dal 17 febbraio al 26 agosto, all’ex caserma Borghesi in via Borgo Casale, sarà visitabile il percorso scenografico “Il silenzio assordante di Chernobyl”: 40 stanze allestite con 400 foto, documenti, 20 proiezioni video, oggetti dell’epoca, suoni, odori, luci, 9 proiezioni video e cartellonistica di approfondimento, cronistoria, per un totale di 4 mila metri quadrati di superficie espositiva. Già proposta con successo a Dueville, Recoaro e Bondeno (Ferrara), attesa a Roma, Firenze e Milano, la mostra itinerante, patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Vicenza, prende le mosse dalla visita a Pryp’jat’, la città fantasma nel nord dell’Ucraina (ex Urss), a 3 chilometri dalla centrale di Chernobyl, da parte di 18 fotografi, tra i quali il presidente de “I luoghi dell’abbandono” Devis Vezzaro, che hanno documentato e immortalato la cosiddetta “zona di alienazione”, istituita in seguito all’incidente nucleare del 26 aprile 1986, per evacuare la popolazione locale.

L’ingresso dell’ex caserma catapulta il visitatore nell’atmosfera post-atomica che si potrà vivere percorrendo le numerose sale, ricreate prendendo spunto dallo stato in cui versa la città abbandonata di Pryp’jat’. C’è anche un plastico che ricostruisce la centrale nucleare di Chernobyl. «Crediamo che sia importante recuperare e riutilizzare spazi abbandonati che purtroppo è sempre più frequente incontrare nelle nostre città – ha spiegato Vezzaro – . Una mostra come questa ha trovato un ambiente ideale proprio qui, alla ex caserma Borghesi, edificio in decadenza che ci permette di ricreare l’atmosfera dei luoghi abbandonati a Pryp’jat’, utilizzando oggetti italiani ma molti altri di provenienza sovietica. Crediamo che questa mostra possa essere interessante perché richiama alla memoria un evento accaduto anni fa ma anche perché ci ricorda che eventi di questo genere continuano a verificarsi».

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