Vicenza, all’elettore di centrodestra non resta che…il centrosinistra

Attacchi sui giornali, candidati deboli, nomi che vanno e vengono. E l’ultima, penosa, diatriba Donazzan vs suo stesso partito. A questo punto…

Mettiamoci nei panni di un elettore di centrodestra a Vicenza. Si è fatto in vena dieci anni di sedativo Variati, meglio di uno Xanax: più centro che sinistra (ma d’altronde Vicenza è così: democristiana dentro). Il candidato della maggioranza uscente, Otello Dalla Rosa, è un altro moderatone, per di più attorniato da una composita armata brancaleone unita solo dall’anti-variatismo lungamente represso, e poi esploso fino alla vittoria delle primarie contro il pupillo variatiano Bulgarini e il giovane d’apparato Possamai. Il Movimento 5 Stelle nel capoluogo berico, a parte l’attività in consiglio comunale dei suoi due rappresentanti, Ferrarin e Zaltron (i separati in casa) non ha presa, praticamente non c’è, e sarà difficile che il candidato sindaco che uscirà dalle “comunarie” possa recuperare in pochi mesi. Dopo questa occhiata panoramica per pura informazione, il centrodestrorso della strada si volge al suo campo d’elezione speranzoso che si stia preparando adeguatamente alla sfida delle amministrative primaverili. Invece, ha di fronte un paesaggio balcanico, da guerriglia permanente.

Era rimasto un po’ così, a vedere l’ex aennista Francesco Rucco, consigliere comunale eletto nel 2013 a sostegno della decana leghista Manuela Dal Lago, mettere di fronte al fatto compiuto i gli impastoiati e immobili partiti, Lega e Forza Italia, gettando sul tavolo la propria candidatura a sindaco assieme ad una schiera di sigle civiche (e Fratelli d’Italia). Un esercito piccolo, insufficiente, una pattuglia di arditi che va alla guerra come alla guerra. Andiamo bene – avrà pensato il nostro. Nel frattempo, dal nulla desertico di prima, ha visto spuntare come funghi altri aspiranti sindaci di centrodestra: l’ex parlamentare ed ex vicesindaco Giorgio Conte, il presidente leghista del consiglio regionale Roberto Ciambetti (poi ritiratosi), l’assessore regionale forzista Elena Donazzan (in foto). Tutti messisi a disposizione per il bene della patria. Ma i due partiti ad un certo punto hanno estratto un nome dalla cosiddetta – e sopravvalutata – società civile, un quidam in politica, uno che non s’era mai sentito se non per un posto nel cda Ipab su nomina di Variati: il presidente dell’Ordine degli avvocati vicentini Fabio Mantovani. Boh.

Girata la bollentissima boa delle liste di candidati alle politiche, la Donazzan scopre di essere stata segata. Apriti cielo: Mantovani non è l’uomo credibile per vincere – se ne esce con astuta tempistica la camerata Elena. Prima invece lo era? Non che nel merito, diciamo così, la Donazzan abbia tutti i torti: il candidato forzaleghista non riluce per carisma trascinante e profilo avvincente. Ma che un esponente di rango di una Forza Italia che, almeno a quanto ci consta, si considera un movimento politico con tanto di cariche e responsabili, delegittimi così la persona scelta dal suo stesso partito, è indice del caos e dell’inconsistenza in cui esso affoga. A controprova, sul Giornale di Vicenza si son potute leggere arringhe difensive, da parte del coordinatore regionale Adriano Paroli e del candidato alla Camera Pierantonio Zanettin, semplicemente imbarazzanti: «speriamo quella della Donazzan sia solo una boutade» (Zanettin), «Mantovani è una brava persona e un ottimo avvocato» (Paroli). Come, prego? Boutade? Brava persona? Che argomentazioni, ragazzi. Acciaio puro.

In tutto questo, brilla l’assenza del commissario provinciale Matteo Tosetto. Non sarebbe riuscito a garantire i posti in lista (e chissà mai a chi, eh?), e deve averne proprio le scatole piene. Un po’, secondo noi, come il paziente, troppo paziente elettore di centrodestra. Fossimo in lui, quasi quasi saremmo tentati di mandarli a quel paese, tutti quanti sono. E votare Dalla Rosa.

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