Fondazione Roi, perchè Diamanti non ha ritirato le cause by Zonin?

L’ente benefico culturale è ancora nell’opacità. La BpVi, non esistendo più, non può nominare il nuovo cda: meglio consultare i cittadini

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Fondazione Roi: si trattava di un buon polmone per l’arte vicentina ed ora qualche difficoltà di respirazione c’è. Le traversie legate alla gestione Zonin e al legame con la Banca Popolare di Vicenza sono note. Quello che invece risulta ancora irrisolto sono le perdite di una consistente parte di capitale: non si è ancora riusciti a capire è se gli acquisti di azioni gonfiate siano stata una semplice insipienza gestionale in violazione dello Statuto, oppure sia esistito un piano attentamente studiato per collocare, in un momento critico per la Popolare, un bel malloppo di azioni in mani comode.

Certo, il fatto che la Regione Veneto nonostante reiterate richieste di ottenere certa documentazione non abbia mai aderito, è un vulnus. Anche la richiesta al semi-nuovo cda per ottenere informazioni e documenti da parte di varie associazioni è stata disattesa. Anche questo è un vulnus che, vista la persona ora a capo della Fondazione, Ilvo Diamanti, sinceramente non ci si aspettava. Questo ente, pur con la sua specifica destinazione al Museo Chiericati e alle sue necessità, è chiaramente un benefit per Vicenza, anche se il suo principale esponente non ha dato segno di esserne conscio.

Un’altra cosa che dispiace non poco è il silenzio sul ritiro delle cause giudiziarie fatte a suo tempo dall’ex presidente Zonin nei riguardi di Barbara Ceschi a Santa Croce e dei direttori dei giornali on line Vvox e Vicenzapiù. Le voci che erano fluttuate per le strade di Vicenza riferivano che il presidente Diamanti e il Consiglio avessero già disposto in merito ma, ad oggi, nulla di ufficiale è trapelato. E’ spiacevole che le persone in questione abbiano ancora questa spada di Damocle sulla testa e aggiungerei che il protrarsi della decisione potrebbe far supporre che l’attuale consiglio d’amministrazione sia dibattuto sul da farsi. Anche questa è cosa alquanto strana. Pure per il consiglio subentrante siamo ancora nella nebbia.

La Popolare di Vicenza, ahimè defunta, come da statuto non ha più la golden share della nomina di tre candidati per il cda della Fondazione. Bisogna quindi procedere ad una modifica statutaria per trasmettere l’onore e onere della scelta ad altra entità. Si è parlato, non del tutto a proposito, dell’Accademia Olimpica e della Curia vescovile. Io credo che la Roi sia stata pensata dal suo fondatore nella città e per la città, e quindi vedrei il Comune e il suo Consiglio a decidere in merito, magari sentendo i cittadini con una rapida consultazione (magari on line). Ovviamente, nessun riferimento politico, ma solo merito, esperienze tecnico-professionali e nel settore. Riportiamo presto la Roi ai suoi fasti precedenti e buttiamo in pattumiera i nefasti subiti.

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