Lavoriamo 5 mesi per pagare tutte le tasse

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Il 2 giugno, insieme alla Festa della Repubblica, quest’anno gli italiani celebreranno anche il “tax freedom day“: secondo le stime della Cgia di Mestre, infatti, dopo 5 mesi dall’inizio dell’anno (152 giorni lavorativi) il contribuente medio avrà assolto tutti gli obblighi fiscali  – Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, ecc. – e inizierà a guadagnare per se stesso. «Al netto di eventuali manovre correttive, quest’anno la pressione fiscale è destinata a scendere di mezzo punto percentuale rispetto al dato medio del 2017, per attestarsi, al lordo dell’effetto del bonus Renzi, al 42,1%», spiega il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo. «Una discesa ancora troppo lenta e quasi impercettibile che, per l’anno in corso, è ascrivibile, in particolar modo, alla crescita del Pil e solo in minima parte alla diminuzione delle tasse».

«Al netto delle strepitose promesse elettorali annunciate in queste ultime settimane da una buona parte dei big politici – aggiunge Zabeo -, entro la fine di quest’anno chi sarà chiamato a governare il Paese dovrà recuperare quasi 12,5 miliardi di euro per sterilizzare l’ennesima clausola di salvaguardia, altrimenti dal 1° gennaio 2019 l’aliquota Iva del 10% salirà all’11,5 e quella attualmente al 22 si alzerà al 24,2%». Rispetto agli altri Paesi della Zona Euro, nel 2016 i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco 4 giorni in più, 9 rispetto alla media dei 28 Paesi dell’Unione europea. Solo la Francia ha fatto peggio, con 21 giorni in più dell’Italia, mentre tutti gli altri hanno festeggiato la “liberazione fiscale” in anticipo: in Germania 7 giorni prima, in Olanda 12 e in Spagna 28. Il Paese più virtuoso è l’Irlanda, dove i contribuenti hanno assolto gli obblighi fiscali in soli 86 giorni lavorativi.

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