Banche venete, Bankitalia parte civile? E’ il teatro dell’assurdo

Dalle dichiarazioni del procuratore vicentino Cappelleri alle contraddizioni dell’istituto centrale, il (grottesco) caso continua

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Affaire Banca Popolare di Vicenza, le sorprese non finiscono mai. Molti lettori sanno quanto si sia dibattuto su questo giornale online a proposito dei sequestri non predisposti dalla Procura di Vicenza. Quando questo, sia pur tardivamente, è avvenuto, abbiamo assistito alla querelle con il giudice delle indagini preliminari che pensava la competenza fosse della Procura di Milano. Il problema fu trasferito in Cassazione che decise per Vicenza, ma stigmatizzò che il sequestro sarebbe comunque dovuto avvenire anche nelle more della decisione.

Nei giorni scorsi è stata eseguita l’ordinanza con la quale il gip, appunto, nel maggio 2017, dispose il sequestro di 106 milioni nei confronti della Popolare. La notizia è che quei soldi sono stati individuati solo per una segnalazione dei commissari liquidatori della bad bank che hanno indicato il conto sul quale erano stato depositato quanto recuperato con le loro operazioni. Che ne sarà di quel malloppo? Chi ne sarà beneficiato? Secondo il procuratore di Vicenza, Antonino Cappelleri, andranno a risarcire tutti quei risparmiatori che hanno sottoscritto l’aumento di capitale del 2014. Ma esistono anche altri punti di vista.

La cosa singolare che questo magistrato ha aggiunto, rispondendo ad una domanda precisa se vi sarebbero stati altri sequestri a carico di coloro che avevano ostacolato la vigilanza, è stata che «in linea astratta si potrebbe fare, ma è molto complicato dimostrare l’esatto ammontare del profitto..». Ecco, io mi permetto di dissentire da tale argomentazione. Tra fare un sequestro per eccesso o per difetto e non farlo affatto, la soluzione mi sembra una sola: il sequestro va fatto soprattutto tenendo presente che i beni sequestrati sono solo tolti alla temporanea disponibilità del proprietario e che comunque li rende attaccabili solo in caso di dimostrata colpevolezza.

Credo che a far sobbalzare il comune cittadino sia anche un’altra cosa. La Banca d’Italia intende costituirsi parte civile nel processo penale. Ora se l’istituto centrale ha avuto dei danni dal disastro della Popolare non si tratta certo di danni materiali. Se passiamo a quelli reputazionali, ci si innervosisce subito: che ci siano stati, e di peso, nessuno lo nega, ma essendo stati autoinflitti da comportamenti disdicevoli di qualche dirigente o funzionario della stessa Bankitalia, mi sembra sia un fatto emerso con chiarezza dai lavori della commissione banche.

Diamo pure credito – vedi dichiarazioni del ministro Padoan – alla correttezza del governatore Ignazio Visco (solo per proprietà transitiva dell’uguaglianza), ma le dichiarazioni del capo vigilanza di Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo (in foto), contraddette in commissione da altri auditi, e quanto risulta a noi dai report dei capi di Veneto Banca convocati a Roma dal suddetto signore (pressioni per buttarsi senza paracadute tra gli artigli di Zonin), portano inesorabilmente a pensare che responsabilità di Bankitalia ce ne siano eccome. Se il governatore non sapeva, allora si liberi di tutto quel milieu che utilizzava il suo ruolo per agevolare qualcuno che non aveva nessun titolo per pretenderlo. Ionesco e il suo teatro dell’assurdo avrebbero pane per i loro denti.

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