Elezioni, l’imprenditore Colomban: «Grillo come Chàvez»

Massimo Colomban, imprenditore di Santa Lucia di Piave (Treviso), fondatore della multinazionale Permasteelisa e della società immobiliare Quaternario Investimenti S.p.a., lancia l’allarme contro l’eventualità che il Movimento 5 Stelle possa vincere le elezioni il prossimo 4 marzo. I moderati e gli imprenditori stiano attenti, perché sarebbero i primi ad essere penalizzati. Questo sembra essere il sunto del monito di Colomban, che non è poi tanto diverso da quello di Berlusconi, che in diverse occasioni ha definito i grillini degli «invidiosi», «peggio dei comunisti nel ’94», «pericolosi», colmi d’«odio per gli imprenditori». Ma questa volta l’attacco viene da uno che fino a poco tempo fa lavorava a stretto contatto con il Movimento di Grillo e Casaleggio.

Colomban infatti nel 2016 è stato nominato da Virginia Raggi assessore alle partecipate pubbliche nel comune di Roma. Un anno dopo si è dimesso e, stando a quanto detto nell’intervista a Stefano Lorenzetto sul Corriere della Sera, non deve aver conservato un bel ricordo del modo di fare politica del M5S. «Grillo? Vuole ridurre l’Italia come il Venezuela – ha detto l’imprenditore trevigiano – adatta il socialismo reale al terzo millennio. Di economia capisce poco. Se affronti una questione seria svia il discorso, prende tempo. Se arriva al governo lo sviluppo si ferma. Grillo pensa che sia un pericolo». Per Colomban quello del M5S è «un modello di società che non deve creare ricchezza. E pretende che a guidarlo sia lo Stato, con la Cassa depositi e prestiti a finanziare le imprese». Esempio lampante di questa mentalità è, secondo Colomban, una delle proposte più importanti, e per molti elettori allettanti, del movimento, cioè il reddito di cittadinanza. «Ma chi paga? – chiede retoricamente l’ex assessore – Si capisce benissimo dove andrà a parare. Tassa sui patrimoni. Tassa sulle eredità. Tassa sulle rendite speculative. Togliere alle imprese per dare a chi non fa neppure la fatica di cercarsi un lavoro è una follia» conclude.

Fonte: Repubblica.it

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