Ntv, fulgido caso di degrado politico-economico

Breve storia triste della società del treno Italo. La morale per il contribuente? Sempre quella

L’ennesimo esempio di palese rottura delle regole ancora una volta riguarda il settore ferroviario, e in particolare l’alta velocità. E ancora una volta è gestita dai sinistri di palazzo. Riguarda la nascita, crescita e morte della Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV) di Montezemolo (31,7% con Finanziaria Sviluppo), altrettanto Della Valle con Fa.Del, stessa percentuale Punzo, e 5% Sciarrone. Una storia tutta italiana.

L’art 8 legge 166/2002 imponeva la gara nello scegliere l’operatore che per motivi di concorrenza rompesse il monopolio delle Ferrovie dello Stato. Invece l’allora governo Prodi modifica (DL 159/2007) guarda caso proprio quell’art 8. Risultato: gara cancellata, col ministro dei Trasporti Bianchi che concede alla Ntv, che non ha nemmeno un dipendente e con capitale di un milione di euro, la licenza di operatore ferroviario. Nel luglio successivo sempre Bianchi firma un “protocollo d’intesa” e NTV è riconosciuta come società che gestisce i servizi di alta velocità. Entusiasta della nascita di questa società che avrebbe portato benefici al consumatore è Bersani, quello della riforma del mercato elettrico e degli inceneritori nella legge finanziaria del 2007.

Dulcis in fundo, NTV decide di acquistare 25 treni del tipo AGV 575 (automotrice a grande vitesse) dalla francese ALSTOM come pure i treni EVO. Treni, licenza di operatore Tav e contratto di servizio con il gestore della rete hanno come conseguenza l’ingresso di soci privati. Intesa San Paolo sborsa 60 milioni per acquisire il 20% del capitale sociale di NTV che schizza così da 1 milione a 300 milioni di euro. Entra, acquistando un altro 20%, una società controllata dalla totalmente dalla SNCF (la omologa francese delle nostre ferrovie), poi Bombassei,  e la Generali Financial Holdings con sede in un paradiso fiscale. Configurazione questa del 2008. Oggi oltre a Montezemolo, Punzo, Della Valle, Intesa San Paolo e Bombassei c’è una società delle Generali, di Peninsula Capital e dell’ex numero uno RAI Cattaneo.

Dei soci misteriosi della società con sede fiscale nel Lussemburgo non si è saputo mai nulla e forse nemmeno si è cercato. Montezemolo, Della Valle e Punzo nel 2006 possedevano con un milione di euro il 95% di una società che, grazie ai doni del governo Prodi, scendono al 33,5% ma in una società che ha un patrimonio netto di 300 milioni di euro. Oggi NTV dei campioni del capitalismo di relazione hanno venduto il 100% della società al fondo americano Gip. I guadagni realizzati stando alle notizie di stampa? Intesa 376 milioni, Della Valle 343 milioni, alla società delle Generali 286 milioni, Montezemolo 254 milioni, Punzo 155 milioni, Cattaneo 116 milioni, Bombassei 95 milioni, Seragnoli 114 milioni e infine Peninsula Capital 245 milioni.

Che cosa ci ha guadagnato il contribuente italiano che continua a pagare una rete alta velocità che ha il costo medio triplo di quelle realizzate in Europa realizzato con trattative private? L’uso dei binari pagati dagli italiani richiedeva il pagamento di una tariffa detta di pedaggio. Nei piani finanziari originari il pedaggio per i treni passeggeri era fissato a km 12 euro, ridotti poi a 8,2 euro dall’Autorità dei Trasporti. Alla fine i binari dell’alta velocità sono costati caramente, pagati dal contribuente italiano, dal consumatore (che con la componente A4 delle tariffe elettriche paga i contratti agevolati di energia elettrica alle Fs), dal pendolare (che pur rappresentano l’80% dei passeggeri, viaggia su treni sporchi spesso soppressi) e infine dal cittadino (che viene intossicato da un 90% di trasporto merci su gomma e pochi unici vincenti), mentre soggetti economici che a rischio zero hanno investito per la rottura del monopolio delle Fs, ora escono dal business, vendendo ad un fondo statunitense e guadagnando ricchissime plusvalenze.

E’ questa la classe digerente, imprenditoriale e politica, che uccide questo Paese.

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