Rimborsi, Turco (ex M5S): «spese gonfiate per restituire di meno»

Il parlamentare veronese Tancredi Turco, eletto nel 2013 nelle fila del Movimento 5 Stelle, lasciato nel 2015, lancia la bomba: il caso dei finti rimborsi è solo la punta dell’iceberg: «il vero scandalo si annida altrove e non è ancora esploso», afferma Turco, che per due anni ha partecipato alla restituzione volontaria come i suoi ex colleghi. «Le spese vengono sistematicamente gonfiate – spiega intervistato da Marco Bonet sul Corriere del Veneto – così da ridurre l’avanzo da riconsegnare e potersi intascare più soldi. Lo sanno tutti ma nessuno dice niente, anche perché non c’è modo di controllare o meglio, nessuno vuole controllare». L’ex 5 stelle ricorda che lo stipendio da parlamentare è composto da più voci: lo stipendio vero e proprio, la diaria, legata alla partecipazione in aula, e le spese per l’esercizio del mandato.

Dalle ultime due voci, secondo il regolamento del partito, «va restituito tutto ciò che non è stato sborsato per l’attività parlamentare: collaboratori e consulenti, iniziative sul territorio, ma anche alberghi, ristoranti, benzina. Sicché più alte sono queste spese, meno si deve restituire, il che spinge molti a gonfiare gli importi». E non esistono pezze giustificative, «è tutto basato sulla fiducia. Tu dici: ho speso 20 mila euro di avvocato. Fine. Non devi presentare alcuna parcella o fattura, hai detto 20 mila e 20 mila ti puoi tenere. E nessuno potrà mai verificare alcunché perché nessuna carta viene consegnata e depositata».

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