M5S veneto, mancano giustificativi su fondo micro-imprese

Rimborsopoli: tranne Bartelle, i consiglieri regionali del Movimento non rendicontano. La situazione nelle altre Regioni

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Dopo il vespaio scatenatosi sul cosiddetto caso “rimborsopoli” a Roma, l’attenzione si volge ora anche ai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. Premessa: le rimesse su una parte degli emolumenti costituiscono un obbligo etico interno che non ha valenza di legge, ma l’impegno di trasparenza rappresenta per Di Maio & C il presupposto fondamentale della propria credibilità, tutta giocata sulla parola d’ordine “onestà”.

PIÙ RIGORE PER GLI ELETTI A ROMA
Sulla piattaforma Tirendiconto.it i parlamentari sono tenuti a forniremensilmente  la copia elettronica del documento che comprovi l’avvenuto trasferimento della eccedenza di stipendio a beneficio del fondo per le microimprese. É vero che in linea teorica quei documenti possono essere artefatti, ed è anche vero che sarebbe stato più efficace obbligare gli autori del versamento a mostrare non tanto la copia del mandato di pagamento via bonifico (che può anche essere revocato nel giro di qualche ora), quanto a inserire la copia del bonifico recante l’attestazione di avvenuto trasferimento, ovvero il codice Cro, o un equivalente. In ogni caso si tratta di documentazione che si può provare a verificare, quando che qualcuno nutre dei dubbi.

FONDO ALLE IMPRESE: I VENETI NON RENDICONTANO (BARTELLE SÌ)
Se invece si fa riferimento al fondo “Microcredito 5 stelle”, tutto ciò che è riassunto sopra non avviene con le restituzioni dei consiglieri regionali, quanto meno qui in Veneto. É quanto si evince sempre dal sito Tirendiconto.it in cui gli unici versamenti documentati sono quelli del consigliere rodigino Patrizia Bartelle. Che sempre stando alla piattaforma, ad oggi ha restituito 41mila euro «cui si sommano altri 10mila euro per il fondo vittime del tornado sulla riviera del Brenta», per un totale di 51mila euro e rotti.
Per gli altri consiglieri regionali le restituzioni sarebbero di entità inferiore. Il capogruppo Jacopo Berti tocca 47mila euro. Molto più in basso si trovano Simone Scarabel con 29.700 euro, seguito da Erika Baldin con 29.500. Chiude la hit parade delle restituzioni Manuel Brusco con 21.500 euro. Per questi quattro oltretutto mancano appunto le pezze d’appoggio che dimostrino i versamenti.

DONAZIONI PER VITTIME TROMBA D’ARIA
Un po’ diversa invece è la situazione per le donazioni al fondo per la tromba d’aria che a metà 2015 colpì la Riviera del Brenta: la prima tranche è stata 10.400 euro è stata versata con due bonifici, il primo a nome di Simone Scarabel (1.981,20 euro), il secondo di Jacopo Berti (8.472,00 euro). In entrambi i casi l’operazione sarebbe avvenuta sui conti di Banca Etica, e sempre in entrambi i casi nei giustificativi prodotti non sono specificati né l’identificativo della transazione, né il numero di conto corrente dell’ordinante, né il singolo contributo erogato dal singolo consigliere. A beneficio del Comune di Pianiga, sempre per il tornado, sono stati erogati sempre 10.400 euro. In questo caso però l’ordinante è il solo Scarabel con due bonifici: il primo da 10mila, il secondo da 453,20 euro. Pure in questo caso le operazioni sarebbero movimentate da Banca Etica, ma ancora una volta manca l’identificativo della transazione (che per vero non è indicato nemmeno nelle copie di bonifico prodotte da Bartelle).
Ancora diverso invece è il caso dei venti assegni circolari per un totale di 31.359 euro con i quali il gruppo regionale del M5S ha aiutato altrettante famiglie di Dolo colpite dalla tromba d’aria. In questa circostanza si tratta di una donazione che pare cumulativa: i dispositivi di pagamento non sono evidenziati singolarmente ma c’è la foto di una scrivania sulla quale sono adagiati alcuni moduli di pagamento dei quali non si legge alcun dettaglio. Il riquadro che li incornicia, che richiama più una infografica che un attestato di pagamento, rimanda ad una non meglio precisata operazione effettuata sempre sul circuito Banca Etica il 26 luglio 2016 per una «quota destinata a 20 famiglie di Dolo con danni certificati da perizie asseverate», le quali perizie però non sono prodotte (nemmeno con l’accortezza di oscurare eventuali nomi). Né è dato sapere il valore della singola donazione per famiglia visto che in casi del genere i criteri adottai riguardano l’entità del danno e l’incapienza o meno del nucleo familiare cui è rivolto l’aiuto.

LA PARTITA IVA OMESSA
Il gruppo del M5S a Palazzo Ferro Fini ha anche finanziato un ricorso alla Corte Europea perché venga riconosciuto un ristoro alle migliaia di persone colpite dal rovescio bancario delle ex popolari venete. In questo caso il Movimento ha sostenuto le spese legali per la consulenza dell’avvocato trevigiano Sergio Calvetti, noto esperto in diritto bancario, con due bonifici: da 10 mila euro il primo, da 5 mila euro il secondo, rispettivamente alle date del 30 gennaio 2017 e 24 febbrio 2017. In questa circostanza l’identificativo delle operazioni è invece indicato, ma manca il numero della partita Iva dell’ordinante, cioè del pagatore, ovvero dell’Associazione Movimento 5 Stelle. Partita iva che è stata omessa anche nel caso degli assegni circolari alle venti famiglie dolesi.

OGNUNO PER SÉ: LE ALTRE REGIONI
Più in generale dando un’occhiata al portale Tirendiconto.it appare evidente che se a livello parlamentare è stata chiesta una certa uniformità nella rendicontazione che tocca al singolo deputato e al singolo senatore, non può dirsi lo stesso del livello regionale. Anzitutto c’è più libertà nelle donazioni: c’è chi sceglie il fondo nazionale per le microimprese, come il Veneto; chi preferisce l’Ulss o il fondo per le piccole imprese locale; e chi chi, come la Toscana, finanzia con quasi 100mila euro l’acquisto di dieci defibrillatori. Alcuni gruppi regionali come quelli di Abruzzo, Basilicata, Lazio e Liguria hanno optato per rendiconti cumulativi. La Lombardia, l’Emilia, la Campania propendono per quelli specificati consigliere per consigliere. L’Umbria non cita alcun dato mentre addirittura Sicilia e Valle D’Aosta non compaiono nell’elenco. Quanto a Calabria e Sardegna poi i pentastellati non hanno consiglieri. In molti casi però fioccano sbianchettamenti e annerimenti: codici fiscali, numeri di conto, iban, partite iva tra ordinanti e beneficiari non di rado sono omessi o occultati. Alle volte le scansioni non sono eseguite a regola d’arte. Ne consegue che se la stessa rigidità usata per i parlamentari fosse stata presa in considerazione per i consiglieri regionali i vertici del M5S avrebbero avuto, forse, qualche altra gatta da pelare.

SPESE E CONSULENZE: NIENTE PEZZE
C’è poi un altro ambito che in futuro potrebbe essere oggetto di discussione. Per i consiglieri regionali il portale mostra anche l’ammontare per le spese sostenute i collaboratori, le consulenze, la gestione dell’ufficio, i trasporti, il vitto, i rimborsi chilometrici. In questo caso però mancano del tutto le pezze giustificative della spesa come fatture e bonifici. Cosa che si verifica non solo con i consiglieri regionali, ma anche con molti parlamentari di tutta la penisola. Ed è ad ambiti come questo che l’onorevole veronese ex Cinque Stelle Tancredi Turco ha fatto riferimento nella sua recente uscita sulla stampa veneta.

PARLANO SCARABEL E BARTELLE
Interpellati per avere un commento sull’intera vicenda i consiglieri veneti del M5S, hanno detto la loro Scarabel e Bartelle. Quest’ultima spiega che può parlare solo per «le rendicontazioni che mi competono. I pagamenti sono stati regolarmente effettuati. Nelle prossime ore contatterò il mio consulente bancario per dare contezza anche sull’aspetto degli identificativi della transazione. Non mi pronuncio sulle incombenze che spettano ad altri». Scarabel (in foto): «Per quando riguarda il contributo alle famiglie di Dolo abbiamo preferito, per una questione di rispetto per le famiglie, non esplicitare i nomi». A chi scrive infatti è stata mostrata una foto a maggior definizione, rispetto a quella pubblicata su Tirendiconto.it, con un paio tra nomi e cognomi visibili tra coloro i quali sono stati prescelti per il contributo. Tranne in un caso, però, gli importi non sono visibili. Ad ogni modo Scarabel garantisce anche la congruità dei pagamenti a beneficio «dei comuni di Mira e Pianiga» dei quali si è occupato lui stesso assieme al capogruppo Berti. Nessuna spiegazione invece è stata fornita in merito alla mancanza di giustificativi da parte dello stesso Scarabel, di Berti, di Brusco e di Baldin, circa i versamenti al fondo delle piccole imprese. Si tratta di un silenzio che pesa anche alla luce dei fortissimi dubbi espressi da Luciano Claut (già assessore grillino all’urbanistica a Mira) sul Corveneto di oggi a pagina 2, in cui si parla di «244mila euro» di versamenti che mancherebbero all’appello, Bartelle esclusa.

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  • Luca

    Sono sicuro che i grillini veneti sapranno giustificare tutto… propongo un incontro chiarificatore al rostipub da giuggi a Bassano Del Grappa… offro io da bere e da mangiare a tutti!