«Censurato a Verona», ha ragione Tosi. Bertolino non s’indigna?

Il direttore del Teatro Nuovo teorizza la par condicio fra candidati alle politiche per giustificare il suo no. Semplicemente indifendibile

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Enrico Bertolino è un comico di testa, che con ironia fine e colta induce i suoi spettatori ad usare la loro. E’ uno che legge, come prova ad esempio l’impianto teorico – proprio così, teorico, cioè filosofico – della sua ultima fatica teatrale che stasera andrà in scena al Teatro Nuovo di Verona: “Di male in peggio”. Un monologo sull’antropologia quotidiana di tutti noi, schiavi dello smartphone e sempre più soli, devitalizzati, psicologicamente sedentari. E quindi, inevitabilmente, senza la reattività necessaria a ribellarci. Chiusi nei nostri appartamenti interiori, votiamo alle elezioni così come si vota l’amministratore di condominio. Si ride amaro, con Bertolino.

Si ride per non piangere, invece, a leggere la “par condicio” invocata dal direttore del teatro Paolo Valerio per giustificare la censura dell’intervento sul palco che l’ex sindaco Flavio Tosi avrebbe dovuto fare durante lo spettacolo. La vicenda l’ha raccontata oggi, con botta e risposta fra i due, L’Arena: in ogni serata, Bertolino invita a dialogare con lui per una ventina di minuti uno o due politici locali, com’è stato a Milano con Sala e Parisi, o a Genova con il governatore forzista Toti e il candidato di Leu alla Camera Sergio Cofferati. Secondo Tosi, «quasi tutti i politici che hanno preso parte allo show, in quel momento erano candidati (…). La cosa, peraltro, era ben chiara nell’invito che ho ricevuto dallo staff di Bertolino, e immaginiamo – ma ne abbiamo la certezza – lo fosse anche nella comunicazione che i collaboratori dell’attore hanno inviato a Valerio, specificandogli che per la tappa di lunedì 19 febbraio dello spettacolo “Di male in seggio” Bertolino aveva previsto la mia presenza sul palco». Replica di Valerio, sempre su L’Arena di stamane: «non c’era alcun atto censorio nei suoi confronti ma il desiderio di rispettare il più possibile una parità fra i contendenti in vista dell’imminente tornata elettorale; e che avevo inoltre proposto alla produzione e alla regia d’invitare, con lui, altri candidati in quanto la proprietà del Teatro Nuovo vieta categoricamente iniziative di carattere politico e propagandistico se non aperte ai diversi schieramenti e in occasioni appositamente organizzate (…) Tosi censurato? Nient’affatto. È ben accetto se ospite insieme a candidati di altre liste nello stesso collegio del nostro ex sindaco per rispettare le diverse idee politiche del pubblico a ridosso delle elezioni».

Dunque, se capiamo bene, per il direttore del teatro in questione il teatro non è semplicemente arte, ma è assimilabile ad una trasmissione giornalistica televisiva, dove fra l’altro ora non dev’esserci più soltanto parità fra le diverse parti politiche, ma addirittura fra le opinioni politiche dei diversi giornalisti (un altro bel colpo inferto all’ormai sventrata soglia del ridicolo in Italia). Sempre se abbiamo ben compreso il pensiero e l’azione, la teoria e la prassi del suddetto direttore, Bertolino non ha avuto la libertà di invitare chi pare a lui, come dovrebbe essere di norma e regola per un artista con la propria opera. E infine, ovviamente se abbiamo interpretato a dovere l’invito del prudentissimo direttore a far salire con Tosi altri candidati come Tosi (in corsa con la “quarta gamba” centrista del centrodestra, la scudocrociata formazione “Noi con l’Italia”) altrimenti niet, Tosi ha subìto quella che comunemente si chiama censura. Con buona pace di quel che sostiene il democratico direttore. La cui preoccupazione è che vengano rispettate (sic) le idee differenti che ci saranno nel pubblico.

Ora, lasciamo anche stare il fatto, già da sé bastante, che elezioni o non elezioni nessuno dovrebbe poter condizionare la libertà creativa di chicchessia, ma vi pare che gli spettatori veronesi sarebbe rimasti offesi nella propria dignità di cittadini se Bertolino faceva una chiacchiera con il loro ex sindaco? Vanno forse al Teatro Nuovo a godersi la sua intelligente comicità per decidere chi votare, o non forse piuttosto per riflettere e divertirsi ragionando? Pensa sul serio, l’angosciato direttore, che il pubblico sia così gonzo, e Bertolino non poi così geniale da farsi venire in mente di buttarla in caciara elettorale? Ma poi, questa paranoia del bilancino, che cosa c’entra con il teatro?

Chi segue il nostro quotidiano online sa che non abbiamo mancato di muovere critiche a Flavio Tosi, e ci sa tanto che in futuro ci darà motivo di indirizzargliene altre. Ma questa volta non ha ragione: ha ragionissima. Ed Enrico Bertolino, di cui invece non si può non pensare tutto il bene possibile, farebbe un favore all’intelligenza di tutti – lei sì offesasi un po’ per la mannaia del severissimo direttore – facendo sapere che cosa ne pensi, di questa piccola, ma molto significativa vergogna. Ad essere stato censurato, in realtà, è proprio lui.

(ph: flickr Francesco Pierantoni)

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