«Stadio unico Vicenza-Padova a Grisignano? Utopia: siamo “nemici”»

Dopo l’uscita del sindaco padovano Giordani le reazioni: tifosi contrari, il primo cittadino Lotto possibilista («a unire anche la religione»)

Il sindaco di Padova Sergio Giordani è uno che di calcio se ne intende. È stato prima vicepresidente (1990-1994) e poi presidente per due anni del Calcio Padova negli ultimi due campionati che i biancoscudati hanno giocato in serie A. Ha seguito quindi in prima persona il progetto e la realizzazione dello Stadio Euganeo che, l’11 settembre del 1994, è stato inaugurato mettendo in pensione il vecchio impianto intitolato a Silvio Appiani.

È quindi un po’ curioso che Giordani, in una intervista pubblicata dal Giornale di Vicenza, si chieda: «Quella volta invece di costruire un campo di calcio a Padova, che non è bello, e avere il Menti a Vicenza, che è messo male, non potevamo farne uno insieme magari a Grisignano?». Vero, sindaco, ma visto che era lì a quei tempi, per quanto in altra veste, perché non ha fatto lei la proposta?

Chi invece la aveva fatta, ben quarant’anni fa, è stato Giussy Farina, il presidente del Real Vicenza di Paolo Rossi e G.B. Fabbri. Era il 22 marzo 1978, nello studio dell’avvocato Ugo Dal Lago di Vicenza, l’occasione l’annuncio della costituzione di «Fin.in.sport», la Finanziaria ad incremento dello sport, che nelle sue intenzioni doveva raccogliere capitali per far diventare il Lanerossi la squadra leader del Veneto. Fra i vari progetti esposti c’era anche quello dello «Stadio del Veneto» a Grisignano. Perché Farina ebbe questa idea? Giussy, oltre ad essere il presidente del Vicenza, era anche proprietario del Padova e non si può escludere che pensasse ad una fusione dei due club per dar vita ad un top team veneto. Altri tempi, altro calcio.

Pensando in grande, non sarebbe male un maxi-impianto collocato nel centro della regione che andrebbe a coprire un’area molto vasta e a vocazione calcistica radicata. In Veneto c’è un solo stadio di rango internazionale, il Bentegodi di Verona, e l’Euganeo, che è l’ultimo nato, oltre ad essere un pessimo impianto, ha una capienza di 18.000 posti. Gli stadi degli altri capoluoghi sono esempi di vetustà e degrado.

I problemi collegati al progetto sono fondamentalmente due: impianto pubblico o privato? E: come la mettiamo con le tifoserie?

La risposta al primo quesito è pacifica: privato. Da un lato nessun comune oggi può permettersi di costruire e mantenere uno stadio e, dall’altro, tutti i grandi club oggi hanno un proprio impianto (tranne che in Italia dove, tanto per cambiare, siamo in ritardo).

È d’accordo con la soluzione privata il sindaco di Grisignano Renzo Lotto, a cui l’idea del collega Giordani non dispiace: «non sarei affatto contrario, anzi avremmo anche un’area adatta. Quella dove sarebbe dovuto sorgere il grande outlet, a sud della s.r. 11 fra Grisignano e Montegalda. Avremmo anche l’uscita della A4 che sarebbe molto importante per agevolare l’accesso all’impianto. Certo bisognerebbe fare tutte le verifiche preliminari e gli studi del caso per evitare di paralizzare il paese in occasione delle partite magari creando una viabilità dedicata». E come lo prenderebbero i suoi concittadini l’arrivo della tifoseria padovana? «anche se siamo giusto a metà strada, qui ci sentiamo più vicentini, anche calcisticamente. Però Grisignano, con la Fiera del Soco, si sente terra di incontro e c’è pure la religione che aiuta: ci sono molti devoti alla Madonna di Monte Berico ma anche al Santo di Padova».

Non sono altrettanto ecumenici i tifosi del Lanerossi. Paolo Cantele, capo storico dei Vigilantes: «Visto quello che hanno combinato al Menti i tifosi del Padova nel recente derby, c’è da chiedersi che discorso si potrebbe fare con questa gente. Non potrebbe essere come nelle grandi città, come Milano o Roma, dove due squadre e quindi due tifoserie condividono lo stesso stadio. Lì addirittura hanno fatto patti di non belligeranza e potrebbero sedersi uno di fianco all’altro senza problemi. Noi e i padovani una volta eravamo amici, ma oggi non sarebbe più possibile».

La pensa allo stesso modo Maurizio Salomoni, presidente del Centro Coordinamento dei Club biancorossi: «premesso che, dal nostro punto di vista, bisognerebbe pensarci bene prima di abbandonare il Menti, non credo proprio che piacerebbe ai nostri tifosi condividere lo stadio con una tifoseria “nemica”. L’idea in sé potrebbe effettivamente costituire una opportunità in altre condizioni, ma, visto come vanno le cose a Vicenza, non riesco francamente nemmeno a pensarci».

Sembra quindi da cassare l’idea di Sergio Giordani. Né il Calcio Padova, fallito nel 2014, né, tanto meno, l’attualmente fallito Vicenza Calcio sono in grado di affrontare il progetto di un nuovo stadio. E, a parte la scomodità, probabilmente né la Curva Sud biancorossa né la Fattori biancoscudata gradirebbero il trasloco.

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