«Intesa al posto di BpVi e Vb, ecco i nostri problemi agli sportelli»

Parlano i clienti delle ex popolari venete che hanno mantenuto il conto. Denunciando disservizi e poco ascolto

E’ subbuglio fra i neo-clienti veneti di Banca Intesa che provengono dai conti e dai fidi con le defunte Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca: disguidi, ritardi, inconvenienti, opacità. C’è di tutto e di più nella lista delle doglianze di chi, magari, ha già perso tutti i risparmi per il crollo azionario delle due ex popolari.

Lo scledense Alfredo Filippi (in foto al centro) va giù di piatto: «quando a dicembre Intesa è subentrata nella gestione della mia posizione in BpVi io mi sono visto estromesso da qualsiasi possibilità di operare con la banca per tutte quelle che sono le operazioni di routine quale l’uso della carta di credito, che secondo gli uffici posso caricare al prezzo salato di 4 euro e rotti con un bonifico da sportello. Non posso usare il bancomat anche se sul conto ad esso collegato posso depositare la pensione, ma quando vado allo sportello elettronico non posso controllare né saldo né lista movimenti. Ma che servizio è questo?». Poiché fino alla fine di febbraio i clienti possono far valere il diritto di recesso, Filippi preferirebbe valutare ogni singolo dettaglio dell’offerta, ma questi disservizi gli impediscono di valutare le condizioni offerte dalla banca. «É come se ti lasciassero al buio e questo non mi va», spiega il pensionato che dice sentirsi prigioniero di una specie di ricatto per cui «o accetti a scatola chiusa ciò che ti proponiamo oppure non ti eroghiamo il servizio. Se a questo si aggiunge – continua il correntista – che sono anche un ex azionista azzerato di BpVi che ha perso molti dei suoi risparmi, si capisce come io patisca oltre al danno la beffa. Ormai ho una certa età e mai mi sarei aspettato di finire così». Tra i disservizi che Filippi racconta di avere subìto c’è anche quello di un bonifico da lui regolarmente inoltrato e pagato. Doveva arrivare al destinatario entro il 2017, «come mi era stato garantito allo sportello. Ma così non è stato». Tanto che a causa di questo ritardo, racconta, ha perso il diritto ad alcuni sgravi fiscali. «E poi – prosegue – la filiale Intesa di piazza Garibaldi a Schio non risponde mai al telefono. Oggi al cda di Banca Intesa vorrei dire questo: il vostro ultimo bilancio fa numeri da record anche per le acquisizioni delle ex popolari che avevete pagato sì e non una manciata di centesimi, come vi permettete di non garantirci un minimo di standard?».

Elena Bertorelli, referente della Casa del consumatore per Schio e Vicenza, rincara la dose: «l’ad di Intesa Carlo Messina in una nota diffusa alla stampa aveva promesso l’azzeramento delle commissioni per il deposito titoli delle quote di BpVi per il 2018, stornando al cliente le commissioni già versate per il periodo giugno dicembre 2017. Dalle carte fornite da diversi nostri associati è emerso che non solo la banca non ha proceduto con lo storno per il 2017, ma per il 2018 si è prelevata altri 60 euro per le commissioni. Sembra quasi una presa in giro. Perché dopo il collasso di BpVi e VeBa chi è rimasto in Intesa lo aveva fatto anche come segnale di fiducia verso la nuova banca. Ora chi è rimasto, dopo le bastonate dei crolli delle due popolari, non pretende il tappeto rosso e i maggiordomi in livrea, incombenza che in qualche modo spetterebbe a Intesa, ma pretende quanto meno di non essere oggetto di una ulteriore beffa. È ora che Messina parli e spieghi come intende rimediare».

Sempre dall’Alto Vicentino giunge la lamentela di Ugo Mion: «io alla Popolare di Vicenza, oggi Intesa, sono titolare di un conto corrente di tipo semplice, senza opzioni aggiuntive come la possibilità di addebitare le bollette e altro ancora. Su quel conto ho lasciato pochi spiccioli dopo i rovesci degli anni scorsi. Tuttavia mi sono stufato di ricevere da Intesa lettere su lettere con le modifiche delle condizioni contrattuali. L’ultimo estratto conto che mi è stato inviato è quello al 30 novembre. Quello di fine anno o dei primi del 2018 sul quale sono annotati tutti i costi vivi del conto e le eventuali spese aggiuntive non mi è arrivato». Di seguito il cliente spiega il motivo del suo rimprovero: «A uno viene il dubbio che lo si faccia per indurti a rimanere, visto che il tempo per il diritto di recesso scade a fine febbraio, senza dare evidenza di quali siano le condizioni ma soprattutto i costi reali che ci saranno applicati. Si tenga bene a mente che cambiare le carte in tavola in termini di condizioni contrattuali non è il massimo, visto che ci sono persone come me che suggerirono a parenti e amici di comprare un po’ di azioni di BpVi proprio perché la cosa permetteva di azzerare i costi del conto».

Ma il passaggio da BpVi e Veneto Banca al grande gruppo bancario ha creato problemi anche a chi col rovescio azionario non aveva avuto nulla a che fare. É il caso del disoccupato vicentino Giovanni Licata, già noto alle cronache per le sue critiche alla gestione del sociale da parte dell’amministrazione comunale berica. «Necessito con una certa urgenza – racconta quest’ultimo – di un intervento chirurgico ma la struttura che mi può garantire questa opzione è privata seppur convenzionata. Siccome sono disoccupato, per avere accesso alla esenzione per tale prestazione, che comprende anche alcune visite, debbo compilare il certificato Isee, che attesta il mio stato di necessità economica in quanto disoccupato. Per poter completare l’Isee la mia banca presso la quale ho una carta di credito prepagata con numero di conto corrente associato, per legge è tenuta a fornirmi un documento preliminare che si chiama certificato di giacenza media il quale attesta che su quel conto le cifre sono davvero basse. Purtroppo dopo numerosi tentativi gli addetti della filiale di via Fermi, in modo nemmeno troppo educato, mi hanno detto che non sono in grado di fornirmi quel documento che pure mi spetta». Si è così creata una situazione di tensione tanto che Licata agli addetti di ha finito per spiegare che «se non sarò visitato e operato in tempo riterrò responsabile Intesa». Alla filiale, racconta sempre il vicentino, hanno replicato che la responsabilità è della ex BpVi. Una risposta che non convince Licata il quale in filiale ha controreplicato così: «ora il timone in mano ce l’ha Intesa, non più l’istituto di via Framarin. E pertanto regolatevi di conseguenza».

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