L’animalista: «a Baggio solo critiche. Diffamatori sono i cacciatori»

Querela dell’ex calciatore, il leader “100% Animalisti”: «con queste accuse ci fanno solo pubblicità. Noi di estrema destra? Io simpatizzo per i 5 Stelle»

Il padovano Paolo Mocavero è il leader dell’associazione “Centopercentoanimalisti”. È stato trascinato in tribunale dopo una querela per diffamazione dal famoso ex calciatore Roberto Baggio. Oggetto del contendere (di una tenzone che ha fatto il giro dei media italiani), la passione del campione vicentino per la caccia e la sua fede buddista. «Una sorta di contraddizione in termini» sostiene Mocavero (in foto) su cui la sua associazione ha scritto un post al curaro nel proprio blog, poi rimosso su ordine delle autorità (ma ancora visibile su diversi siti che memorizzano le pagine del world wide web). «Nel 2015 – racconta Mocavero – ci fu una nostra iniziativa pubblica che rivendicammo con nome e cognome. Qualcuno, onestamente non ricordo chi, pubblicò un post molto effervescente che descriveva bene la contraddizione in termini tra l’essere buddista e cacciatore come è l’ex calciatore peraltro».

Che però ritiene di aver subìto una diffamazione.
Premetto che di querele anche di tenore più duro ne ho ricevute a bizzeffe. Quando questi cacciatori ci querelano non ci fanno altro che un piacere. Tanto che la notizia ai media l’abbiamo data noi. Questo nessuno lo dice.

Ma entrando nel merito?
Nel merito quella a Baggio è una critica. Salace quanto si vuole, ma è una critica. C’è qualcuno che pensa di eliminare il diritto di critica dal nostro ordinamento? Lo dica. Se poi si considera che la prima udienza è saltata e che comunque si avvicina la prescrizione si capisce bene che questo processo comunque lascia il tempo che trova. Tutto questo can can deriva solo dalla notorietà di Baggio. Ma ripeto, il trambusto ci fa aggio perché possiamo dare visibilità alla nostra battaglia contro la caccia. Che è sacrosanta.

Vi accusano di essere acriticamente contrari alla caccia. E di non mettere in discussione poi il vero business della industria zootecnica. Come risponde?
Sono accuse idiote. Perché parla la nostra storia. Dei cacciatori pensiamo il peggio perché è gente che non uccide per mangiare, e al giorno d’oggi bisognerebbe riflettere anche su questo aspetto, ma per il piacere di farlo.

Quindi?
Qui non c’è discussione. La caccia va abolita tout court per legge. Poi diciamo la verità i cacciatori stanno sul gozzo alla stragrande maggioranza degli italiani. È che hanno tanta visibilità perché dietro di loro ci sono le lobby delle armi. Quanto poi al fatto che noi non siamo sensibili ai grandi interessi che spesso si celano dietro gli orrori sugli animali, si tratta di un rilievo insulso. Cito solo la nostra presa di posizione sul caso di Sciacca, dove ci fu una strage di cani proprio nei luoghi in cui sarebbe dovuto passare il Giro d’Italia. Per non parlare delle nostre iniziative di critica sociale verso Confindustria. Se poi ci chiedono di andare a rompere i coglioni a quelli che mangiano al McDonald’s, dico che non siamo interessati a questo tipo di protesta della domenica.

I cacciatori spesso vi accusano di propugnare le vostre idee in modo violento.
Noi ci spendiamo senza risparmiarci. Ma le accuse che ci rivolgono sono diffamatorie: nessuno ha preso a pugni o ridotto in fin di vita nessuno, questo sia chiaro. In realtà ogni volta che in pochi manifestiamo contro i cacciatori, questi signori se ne stanno alla larga perché non hanno le palle per affrontarci. Oltretutto anche sul piano delle idee è gente poco preparata, che spesso non sa argomentare. Noi mettiamo in evidenza tutti i loro limiti.

Sul web ci sono critiche secondo le quali la vostra associazione sarebbe il veicolo di un’ideologia di estrema destra con l’obiettivo di occupare uno spazio, come quello dell’animalismo, tradizionalmente appannaggio della sinistra ambientalista. Lei è di estrema destra?
Io non rinnego il mio passato con Forza Nuova e più in generale nella politica a destra. Oggi però tutto l’arco politico da destra a sinistra mi convince poco anzi nulla. Se pensiamo che uno come Sergio Berlato, il leader dei cacciatori veneti (e coordinatore veneto del partito di destra Fratell’d’Italia, ndr), potrebbe finire a Roma in parlamento, allora si capisce come siamo messi.

Ma c’è un partito o un movimento che almeno lei vede con simpatia?
Sì, i Cinque Stelle. E comunque nella nostra associazione c’è spazio per tutti. Fra questi persone che militano nella sinistra quella dura, pura, radicale. Con i quali condividiamo la battaglia animalista che dovrebbe essere una battaglia prepolitica. Si tratta di posizioni che vanno meditate nel tempo, non lo nego. Diversi anni fa sono divenuto vegetariano, poi vegano. Si tratta scelte che si maturano un po’ per volta se uno ha voglia di aprire davvero gli occhi.