Uno spettro si aggira in campagna elettorale: Renzi

Il leader del Partito Democratico a un bivio: sparire del tutto o rimanere a galla ma in disparte. Alla fine, ha rottamato se stesso

Uno spettro s’aggira per questa campagna elettorale. E’ ancora giovane, ma sembra vecchio ed ha un futuro più incerto del suo inglese. Prova continuamente a farsi notare, a cercare dibattiti e confronti, ma sono i dibattiti e i confronti a non cercare lui. Per questo, è il solo per cui il prossimo 4 marzo le urne elettorali potrebbero coincidere – politicamente s’intende – con quelle funerarie. Lo stesso endorsement prodiano, a ben vedere, sa tanto di bacio della morte. Stiamo naturalmente parlando di Matteo Renzi, il già ex sindaco di Firenze, ex premier, ex rottamatore che rischia, a breve, di diventare pure ex politico.

Com’è possibile? Quale maledizione ha eclissato anzitempo la stella del leader democratico, che doveva portare innovazione ma ora, al massimo, può portare un inciucio? L’inizio della fine, per lui, è stato certamente il referendum costituzionale del dicembre 2016, un appuntamento su cui aveva puntato molto. Troppo, col senno di poi. Sfavorevole è pure stato – ed è – in termini di popolarità, il suo quotidiano arruolarsi quale bodyguard di Maria Elena Boschi, per salvare la sorte parlamentare della quale è giunto a spedirla nel collegio blindato di Bolzano. Una mossa, l’ultima di una lunga serie, che gli Italiani di certo non hanno apprezzato.

A livello istituzionale invece il tramonto di Renzi forse albeggiava, paradossalmente, già in quella che fu la sua ascesa a Palazzo Chigi, avvenuta con la cacciata di Enrico Letta preceduta da una falsa rassicurazione. Quell’«Enrico stai sereno», così ipocrita e irriverente, celava infatti l’alfa e l’omega del renzismo: la rapace determinazione con cui si sarebbe affermato e la diffusa antipatia che avrebbe generato attorno a sé, avviando così la propria implosione. Troppi nemici o, se preferite, troppi falsi amici si è quindi fatto il Bomba, prendendosi in mano un partito che ha comandato ma mai conquistato, cui ha riservato molta arroganza e poche attenzioni, credendolo per sempre suo.

Si sbagliava. Lo attesta sia la nascita di Liberi e Uguali sia il micidiale e continuo calo nei sondaggi: più giorni passano, più il Pd a trazione toscana affonda. Al punto che oggi l’ex premier è costretto a reiventarsi trumpiano e a dire che i sondaggi sbagliano. In effetti, sul di lui i sondaggi hanno già cannato in occasione del citato referendum costituzionale del 2016: ma non vaticinando bensì sottovalutando la sua sconfitta. Che questa volta potrebbe davvero essere definitiva e tombale, relegando Renzi nell’album delle meteore istituzionali, fra le stelle che hanno brillato molto, ma per poco. Non sufficientemente per consolidare il consenso, ma abbastanza da dilapidarlo.

Certo, può anche darsi che ci si sbagli e che, astuto com’è, il Nostro possa sopravvivere alle elezioni. E’ tuttavia destinato a uscirne molto ridimensionato, sotto tono, azionista di minoranza del Parlamento, quasi controfigura di sé stesso se pensiamo che si tratta di uno che, in fondo, ha governato col pugno di ferro e a colpi di fiducia. Viene dunque da chiedersi cosa sia politicamente augurabile, a Renzi: se sparire del tutto o rimanere a galla e in disparte, se la scomparsa o lo snaturamento, se tenersi un passato da leader o cercare un presente da comparsa. Sulle forme si può dunque discutere, ma è indubbio che si tratti di una rottamazione. Chi la fa l’aspetti: quanto è vero, Matteo.

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