Razzisti e anti-razzisti, due complici del vero padrone: la finanza

La licenza di espropriare il risparmio (vedi BpVi e Vb) ha portato alla disgregazione sociale. Ma noi ce la prendiamo con gli effetti e non con le cause

«Siamo alle solite, Calimero» diceva un vecchio carosello. L’ennesima rappresentazione teatrale tra imbecilli razzisti nostalgici di un periodo storico che, probabilmente, non conoscono, e sostenitori di un ipocrita egualitarismo globalista finanziario. Uno degli effetti della disgregazione sociale generata dalla disoccupazione, o dalla mancanza di prospettive occupazionali o dalla precarietà, è il razzismo e il conseguente anti-razzismo ipocrita, due mali contemporanei figli della perbenista cultura della stabilità monetaria presupposto indispensabile dell’efficientismo finanziario.

Può essere utile riflettere su alcune parole di Federico Caffè, un illuminato economista: «da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica, con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati, favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di rispamiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi. Esiste una evidente incoerenza tra i condizionamenti di ogni genere – legislativi, sindacali, sociali – che vincolano l’attività produttiva “reale” nei vari settori agricolo, industriale, di intermediazione commerciale, e la concreta “licenza di espropriare l’altrui risparmio” che esiste nei mercati finanziari».

Quarant’anni di liberalizzazione finanziaria dell’economia, con il conseguente trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto (aumento delle diseguaglianze) e la concreta licenza di espropriare l’altrui risparmio (BpVi e Vb), ci hanno portato in una società insicura, razzista e ipocrita. Negare il nesso tra la cultura del libero mercato, finanziarizzazione dell’economia e aumento della disoccupazione, delle intolleranze etniche, culturali, religiose, significa negare la realtà. Viviamo in una società dove i penultimi considerano gli ultimi la causa del loro malessere, mentre i responsabili della condizione degli ultimi e dei penultimi si atteggiano a censori dell’intolleranza dei penultimi. La tragedia di una povera ragazza è diventata la nuova operazione di distrazione di massa, dove razzisti imbecilli alimentano ipocriti antirazzisti che rinvigoriscono imbecilli razzisti, in un circuito vizioso sterile e socialmente autodistruttivo.

Intanto le scelte sbagliate responsabili della disoccupazione e dell’intolleranza non vengono affrontate: “segui il denaro” diceva Falcone. Invece noi seguiamo gli effetti e non le cause.

(ph: www.pinkpigeon.net)

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