Vilain, scrittore non famoso né nuovo. Semplicemente bravo

Narrazioni sociali realistiche e sottigliezze psicologiche: “La moglie infedele” è un’opera per lettori dal palato raffinato

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Non bisognerebbe mai stancarsi di ripeterlo. Forse non varrà per l’amore, ma per la letteratura è una certezza: da qualche parte ci sono i libri che fanno al caso vostro. Del resto, il mondo è un luogo vastissimo e, percorrendone la geografia letteraria, è statisticamente impossibile non incappare prima o poi in qualcosa che soddisfi il proprio gusto. Con un po’ di esperienza, poi, si capirà abbastanza celermente che bisogna tenersi a debita distanza dai titoli esposti in vetrina. Frugate, frugate, frugate. Fate ancora scorrere il dito tra i titoli. Lui è lì, da qualche parte. L’istinto farà il resto – niente è utile quanto l’istinto, quando si tratta di fare una scelta giusta. Altrimenti, affidatevi all’algoritmo di un portale online. Vi suggerirà testi affini a quelli che avrete già scelto e che vi sono piaciuti. Internet è tutto fuorché scriteriato.

È proprio seguendo queste impervie vie che potrebbe capitare di imbattervi, per esempio, in qualche autore straniero, a ragione molto noto nella sua terra e ingiustamente poco tradotto in Italia – inutile chiedersi il perché di certe scelte editoriali: non sono insondabili, sono proprio sciocche! Fregatevene anche di cosa sia “nuovo” e cosa “vecchio” – si tratta di categorie ancora più stupide. Un altro consiglio è quello di non trascurare la Francia. Al di là di Houellebecq e dei grandi nomi storici, c’è ancora molto da scoprire e di solito si tratta sempre di prodotti di prima qualità. Uno scrittore che quasi nessuno conosce, ma che è assolutamente imprescindibile, se ci si vuole disintossicare dai vari D’Avenia nazionali, è Philippe Vilain. Purtroppo, non esiste neppure una pagina Wikipédia in italiano su di lui. Pazienza! Per una volta ne farete a meno e arriverete al testo senza esservi leggiucchiati la lezioncina liofilizzata. I quattro testi tradotti (tutti a cura della Gremese Edizioni) rappresentano appena una parte di una carriera ben più vasta. Il più “famoso” è Non sono il suo tipo. Ci sono poi Quadernetto sulla timidezza (un saggio), Falso padre, e l’intrigante La moglie infedele.

Quest’ultimo, se vi piacciono le narrazioni sociali, molto realistiche, e per niente avvezze allo snervante lieto fine, potrebbe essere una rivelazione. La storia è di per sé molto semplice, praticamente già intuibile dal titolo. Un uomo scopre che la moglie lo tradisce. Nelle parole dell’autore: “Mi chiamo Pierre Grimaldi, e sono un cornuto”. Fin qui, niente di sorprendente. È una storia vecchia come il mondo e la letteratura francese l’ha mirabilmente rappresentata nella oramai iconica Madame Bovary. Anche il modo in cui il personaggio scopre di essere becco è, inutile nasconderlo, scontato – la moglie dimentica il cellulare a casa e lui, svagatamente, ci fruga dentro. No, niente di nuovo sul piano contenutistico – nessuna storia può essere originale oramaima il modo in cui la racconta Vilain fa veramente la differenza. Le sottigliezze psicologiche, tutte molto chiare e per fortuna non tendenti all’autoavvitamento delirante, sono una tipica cifra francese. Più utile di un trattato di psicologia e di sicuro maggiormente piacevole da leggere, La moglie infedele palesa, da parte dell’autore, una conoscenza dell’animo umano approfondita e la squaderna con un disincanto mai triviale: “mi dicevo che nella sua gerarchia segreta, mi aveva scelto per default, più perché la facevo sentire protetta che perché le piacevo, più per riposarsi dalla passione che per viverla”.

Straordinario ma vero, Vilain conosce molto bene anche l’Italia, in cui è ambientata tutta la parte finale del libro, perché “il dramma ha bisogno dei teatri più belli per essere messo in scena”. Nella fattispecie, i punti cardinali di riferimento sono Napoli e Capri, il mare, e la poesia di un tipo di vita così estranea alla triste e bigia Parigi in cui ha inizio la vicenda: “Mi hanno spiegato che i napoletani facevano i fuochi d’artificio per festeggiare una buona notizia, una nascita, un matrimonio […] Mi piace molto quest’idea, di comunicare con il cielo, di improvvisare stelle nella notte. È così infantile e allo stesso tempo così poetico!”.

L’opera è, insomma, variegata e sopraffina, per lettori dal palato raffinato che si compiacciono ritrovandosi in argute notazioni che loro stessi non sarebbero riusciti a esprimere altrettanto bene. Ne avessimo di Vilain, che sarà pure vagamente progressista e poco ruspante, ma almeno ci potrebbe salvare dal morire sotto il segno di Baricco!

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