Dal M5S a Forza Nuova, il caso del veneziano Donnini: «Lega sovranista di facciata»

«Avevo proposto a Grillo di mettere in agenda una modifica anti-elitista della Costituzione»

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«Per diverso tempo dopo il 2012 ho frequentato il M5S chiedendo a Beppe Grillo in persona di poter lavorare con un piccolo team divulgativo con cui spiegare i cambiamenti di cui abbisogna la Costituzione che è poi il binario su cui si muove il Paese. Serve una riforma costituzionale che avvicini i cittadini alla gestione della cosa pubblica e diminuisca il peso eccessivo delle elites dei partiti, fissando principi di trasparenza, alternanza, quindi, uguaglianza. Poi però non se n’è fatto più nulla. Qualche anno dopo sono stato avvicinato da Roberto Fiore (segretario di Forza Nuova, ndr) anche perché le mie idee ho continuato a portarle avanti con il mio blog e il mio gruppo di studio Veneto Unico. Di Fiore condivido il progetto di rendere orgoglio, cristianità, efficienza ad una nazione che ne ha grande bisogno».  Mario Donnini è un caso particolare: un passato come colonnello dell’Aeronautica militare con compiti di altissimo livello, è stato per diverso tempo una delle «anime libere e pensanti» (autodefinizione) del M5S nel Veneziano; oggi è candidato al proporzionale nel collegio numero 1 Veneto per la Camera con «Italia agli italiani», il raggruppamento che fa riferimento a Forza Nuova e Fiamma tricolore.

E per una candidatura come quella di Donnini che si fa avanti ce n’è un’altra, sempre per Forza Nuova, quella dell’ex senatrice grillina Paola De Pin, che invece non si è poi concretizzata. Una scelta annunciata con tanto di incontro pubblico organizzato il 25 gennaio a Palazzo Madama (al quale hanno preso parte Fiore, Donnini e la stessa De Pin) che è praticamente passato sotto silenzio. De Pin era stata criticata sui media per i suoi diversi passaggi di casacca: dal Cinque Stelle ai sostenitori di Tsipras, passando per i centristi del Gal e i Verdi, sino ad approdare a Fn. Sembrava che la candidatura fosse cosa fatta, ma poi De Pin per «dimostrare una volta per tutte di non essere attaccata ad alcuna poltrona» ha preferito non correre. Donnini le dà manforte: «La conosco da tanto tempo. È una che ha lavorato sodo. Che ha prodotto interrogazioni, disegni di legge. Si è battuta seriamente contro l’establishment tanto da essere trattata in questo modo. Mi chiedo perché i restanti 563 cambi di casacca della XVII Legislatura non abbiano ricevuto altrettanta attenzione».

La storia di Fiore è ben conosciuta, ne hanno parlato recentemente, con sfumature ben diverse, Money.it e l’Espresso. Quando si chiede a Donnini se si consideri un uomo di destra, un nazionalista, o un fascista, lui  risponde che si considera «semplicemente una persona che ha a cuore il bene della Repubblica. E Fiore è un uomo di cultura e un patriota che ama l’Italia e gli italiani». Su Luca Traini, il maceratese che ha sparato contro immigrati a caso, il candidato forzanuovista tiene un profilo basso: «non lo conosco, non conosco i meccanismi profondi che il fatto di cannibalismo ha fatto scattare nella sua mente. Ha commesso dei reati. La parola è ai magistrati». Per lui il problema numero uno, invece, è «la concentrazione di potere che oggi caratterizza la tecnocrazia europea attraverso una banca centrale privata» che è divenuta per lo stesso Donnini lo strumento nelle mani delle grosse corporation e del capitale finanziario transnazionale «che ha usurpato una gran parte della sovranità popolare. Senza moneta non c’è Stato. E la cosa alla lunga si riverbera negativamente sui cittadini, sulla qualità della vita, sugli investimenti e sulla possibilità di pensare in proprio il nostro futuro senza altre interferenze». Il che è in buona sostanza una richiesta di uscire dall’euro. Donnini ce l’ha con «Fi, M5S e pure Lega, col suo sovranismo di facciata». E di qui si arriva alla geopolitica: l’ex ufficiale di un’aeronautica, quella italiana, integrata nella Nato, sostiene che «la Nato in passato è stata la casa per la difesa comune contro eventuali ingerenze militari sovietiche e ha unito gli eserciti europei. Gli anni però sono passati: oggi la Russia di Vladimir Putin, criticabile quanto si vuole, è stata un baluardo per la pace mondiale, mentre la Nato si è ridotta a fare il cane da guardia degli interessi finanziari di un certo mondo anglosassone».

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