Faceva shopping anziché lavorare, Arpav: «danni d’immagine»

Timbrava il cartellino ed usciva dall’ufficio per andare a fare la spesa o svolgere altre attività personali, utilizzando spesso gli automezzi dell’Agenzia. I mass media avevano dato grande eco al caso del dipendente della sede ARPAV di San Donà di Piave, in provincia di Venezia, su cui ARPAV avviò un procedimento disciplinare e la Procura della Repubblica aprì un’indagine con pedinamento dal 2014 al 2015. Di conseguenza il dipendente fu sospeso dal servizio nel 2016 e licenziato un anno fa. L’ex dipendente aveva successivamente impugnato il licenziamento dinanzi al Tribunale Civile di Venezia che, il 18 dicembre del 2017, ha rigettato il ricorso rendendo il licenziamento inoppugnabile.

Il reato commesso è la falsa presenza in servizio «mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente» come prevede l’art.55 del Testo unico sul pubblico impiego (Dlgs 165/2001) che contempla il «risarcimento del danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione» ed anche il risarcimento del «danno d’immagine» la cui quantificazione è di competenza della Corte dei Conti territorialmente competente.

Ora l’ex dipendente, che ha patteggiato la pena e ha già corrisposto all’ARPAV il risarcimento del danno patrimoniale è chiamato a risarcire l’Agenzia anche per il danno all’immagine che verrà quantificato dalla Corte dei Conti del Veneto durante l’udienza prevista il 12 aprile.

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