«Pfas, trasferire Miteni per bonifica»

«La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sembra ipotizzare una corresponsabilità del Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro di Arzignano nel gravissimo disastro ambientale da Pfas in Veneto». Lo sostengono i candidati di Liberi e Uguali  in Veneto Vincenzo Cordiano (in foto), Francesco Miazzi e Simone Pernechele. «Nel corso degli anni infatti – prosegue il comunicato – i dati relativi alle concentrazioni nel sangue dei Pfas, definiti di livello stellare dalla stessa Commissione, erano stati puntualmente trasmessi, con tanto di ricevuta di ritorno, dalla Miteni allo Spisal competente dell’ex Ulss 5 Ovestvicentino. Secondo la Commissione lo Spisal avrebbe ripetutamente avallato la teoria sulla mancanza di pericolosità delle elevate presenze di Pfas nel sangue (90.000 ng/ml), da sempre sostenuta dal professor Costa, storico medico di fabbrica della multinazionale, che ha sempre sminuito la gravità della situazione sanitaria dei lavoratori della Miteni sostenendo che, a parte un po’ di colesterolo, gravi problemi non ve ne erano.

La salute dei lavoratori dell’azienda di Trissino e dei cittadini  – scrivono i candidati – non sembrerebbe essere stata adeguatamente tutelata da alcuni responsabili della salute pubblica e dagli amministratori locali che, avendo omesso gli opportuni controlli, potrebbero aver favorito il disastro ambientale veneto da Pfas. Liberi e Uguali chiede alla magistratura competente che siano accertate immediatamente le eventuali responsabilità da parte delle istituzioni che, non avendo applicato il principio di precauzione, hanno permesso il permanere fino ai nostri giorni dell’esposizione dei lavoratori e della popolazione ai Pfas e ad altre molecole tossiche. Responsabilità che riguardano anche l’attuale governatore Zaia, che nel 2007 era vicepresidente nella giunta Galan che concesse l’autorizzazione alla Miteni a produrre Pfas e altre molecole tossiche e a sversarle nell’ambiente.

Lo stesso Zaia – concludono Cordiano, Miazzi e Pernechele – ora si oppone, avallando anch’egli la richiesta della Miteni, al trasferimento dell’azienda ritenuta responsabile del disastro ambientale, trasferimento che è stato richiesto anche dall’Arpav e da altri tecnici regionali che lo considerano indispensabile affinché si possa iniziare la bonifica del sito e arrestare la diffusione della contaminazione».

 

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