«Modello Venezia per emarginati: anni di lavoro e risultati distrutti»

«Ecco fatto, dopo enne anni (azz, più di 20…) ho lasciato il posto sicuro in Comune. Con ben pochi rimpianti». Inizia così il post su Facebook di Andrea Gabrieli, operatore del servizio protezione sociale ed umanitaria del Comune di Venezia, prima dipendente del servizio senza fissa dimora e per un paio d’anni direttore della casa dell’ospitalità.

«Ho avuto la fortuna di vivere gli anni della nascita in città dei servizi rivolti alle persone più marginali, di inventarci insieme a molti colleghi, stimolati da una Amministrazione che sapeva osare e investire in questo campo, nuove strategie di intervento – continua Gabrieli -. Gli operatori di strada, i camper per il contatto di tossicodipendenti o prostitute, l’animazione di Comunità nei quartieri di periferia, l’accoglienza dei senza dimora, gli stranieri…. nasceva il “modello Venezia” per gli interventi a bassa e bassissima soglia. E’ stato un decennio davvero stimolante dal punto di vista umano e professionale».

«Purtroppo però, come troppo spesso accade, finito il periodo della novità e dello slancio, anche questi servizi sono entrati nella routine quotidiana e non sempre hanno saputo adattare il proprio intervento ai fenomeni che con gli anni cambiavano. Cambiavano anche le Giunte Comunali e, pur mantenendo una linea di continuità, questi servizi non avevano più la priorità necessaria». Gabrieli fa anche autocritica: «come un effetto domino, anche noi operatori abbiamo “rallentato”, preoccupati di affermare e consolidare la posizione acquisita piuttosto che rilanciare e sfidare i politici perplessi per un rinnovamento. Sono gli anni in cui comincia ad essere impopolare investire troppo nelle marginalità, sono gli anni in cui si cominciano a togliere le panchine dai parchi e dalle piazze per evitare bivacchi sconvenienti e contro queste operazioni di facciata in pochi alzano la voce e si oppongono. Anche alcune realtà dell’Associazionismo e del Volontariato che da sempre affiancavano i servizi nelle loro attività, in un positivo lavoro di rete con e per la città, sembrano non accorgersi dei cambiamenti in atto».

«E arriva, storia recentissima e attuale, il Commissariamento prima e il cambio di colore in Giunta Comunale dopo. Comincia il ridimensionamento sistematico di questi servizi da parte di questa Amministrazione fino a renderne alcuni praticamente inutili. E, per contro, vengono fatti maggiori investimenti in personale e denaro sul fronte della “sicurezza” come unico strumento di intervento contro il degrado e le marginalità. E in questo quadro molti degli operatori, gli stessi che vent’anni prima avevano contribuito alla nascita del modello Venezia, tacciono. Assistono passivamente allo svuotamento delle funzioni dei propri servizi: si salvi chi può, sembra essere il motto, e manteniamo il nostro orticello fatto di uno stipendio sicuro, di tran tran quotidiano scandito dal bip del cartellino timbrato diligentemente in entrata e in uscita. Alcuni si sono schierati apertamente con il nuovo corso politico contribuendo in prima persona allo smantellamento dei servizi e, ovviamente, sono anche stati premiati. Chi invece ha criticato e critica pubblicamente le scelte di questa Amministrazione vengono messi a tacere, magari trasferiti o messi da parte. Altri, sempre pochi, cercano di continuare a dare il massimo in una situazione tutt’altro che facile. Decenni di lavoro (e di risultati) che stanno sfumando nello spazio di pochissimi anni nell’indifferenza generale».

«Era questo il momento di cambiare – conclude Gabrieli -. Di rimettersi in gioco e di tornare a usare in maniera sana la testa sul lavoro. Di lasciarsi alle spalle quello che sta diventando un baraccone alla deriva in attesa del colpo di grazia da parte di questi Amministratori che, purtroppo, non tarderà ad arrivare. Si ricomincia, quindi. Con anche più libertà di esprimere francamente e con forza il mio pensiero senza più vincoli, regolamenti o minacce (neanche troppo velate) di provvedimenti disciplinari. Con buona pace di chi, approfittando del proprio potere, mette il bavaglio ai propri dipendenti “infedeli”».

(fonte e ph: Facebook Andrea Gabrieli)

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