«La Bonino non va insultata, va sbugiardata: è il nulla»

Caro direttore,
piccola premessa: alcuni punti dei suoi 10 per andare a votare domenica 4 marzo si somigliano perché la mia perplessità generale rispetto a questa campagna elettorale è dovuta alla diffusa inconsistenza, uno dei motivi del grande astensionismo a cui probabilmente assisteremo. Ecco le condizioni per avere il mio voto.

1. Definire con chiarezza la questione del debito pubblico
Il debito pubblico: nemico giurato del benessere nella retorica di eurocrati, euroentusiasti, liberale via dicendo, che troppo spesso con tecnicismi di maniera e sofismi boriosi, rendono la questione troppo elitaria al limite della sinarchia; fonte principale di ricchezza invece per sovranisti ed euroscettici, che talvolta esagerano nella sua semplificazione. Cito l’esempio della penisola nipponica, paragonata numerose volte al Bel Paese, paragone verso il quale porgo la mia seguente polemica (accolgo ben volentieri smentite): è vero che il Giappone ha un debito pubblico
pari al 250 % del suo Pil, ma noi non siamo il Giappone, e ne è una chiara dimostrazione la differente modalità con cui abbiamo gestito catastrofi come il terremoto di Messina, molto meno devastante di quello di Fukushima. Senza citare gli esempi de L’Aquila o di Amatrice, perché qualcuno potrebbe dire che sono avvenuti mentre eravamo in eurozona, anche se per quello che riguarda Amatrice sono piuttosto d’accordo, anche perché servirebbero 20 miliardi di euro per risanare i danni e la Ue ci permette di stanziarne solamente 1 all’anno. Di fatto comunque occorrerebbe chiarezza, una chiarezza obiettiva (utopia).

2. Basta foraggiare l’antagonismo militante
Dovete spiegarmi questa incredibile farsa: siamo per caso allo stadio?! (con tutto l’amore che posso provare per il giuoco del calcio). In una società fortemente in crisi, dove le piccole e medie imprese chiudono e quelle grandi delocalizzano, perché, diciamocelo, a loro conviene, e non poco (grazie a scellerate politiche liberiste) sui palcoscenici mediatici si assiste ad un vano accanimento reciproco a suon di “buonista” e “fascista”. Bel lavoro, alimentiamo la guerra civile! E infatti nelle piazze il conflitto antagonista infuria. Ovviamente i protagonisti nel 90% dei casi sono giovani che non hanno mai lavorato un giorno, figli di borghesi e convinti che il pensiero di Marx consista nella lotta a sessismi, fascismi, razzismi e -ismi vari ideati per la circostanza. Lotta di classe? E’ la lotta contro i fascismi: passati, futuri, presenti ma soprattutto presunti. Anche la destra però, si ripulisca da certe dinamiche da ultràs e si arricchisca di una classe intellettuale convincente.

3. Mandate in televisioni esponenti più preparati
Troppo spesso il quoziente intellettivo dei politici che vediamo in televisione è infimo e il livello della dialettica delle discussioni imbarazzante. Tra slogan, frasi fatte, copioni recitati a memoria, che un pappagallo ripeterebbe altrettanto bene, e schiamazzi da circo, si rende sempre più evidente cosa manchi ai suddetti personaggi: un programma politico convincente da declamare. Non si pretendono incontri tra avversari politici al livello di quello che avvenne tra Pier Paolo Pasolini ed Ezra Pound, però…

4. Una formula sulla questione del lavoro
Come avevo accennato nel punto 2, ecco il grande assente nella maggior dei dibattiti: discussioni SERIE sulla questione del lavoro. Per dirne una, come fa l’economia di un paese a ripartire se è soggiogato dalla morsa di un libero mercato che non ha alcuna parvenza di un volto umano? Se le aziende sono costrette a delocalizzare e la gente perde il lavoro, poi non rimane più nessuno con possibilità di spesa. E’ un circolo vizioso dentro un meccanismo ormai fin troppo ben oliato… E non ditemi che vi basta Diego Fusaro a reiterare la sua litania del turbocapitalismo cattivo a suon di citazioni sofiste e spesso forzate.

5. Non utilizzare il vittimismo come forma di comunicazione per accaparrarsi simpatie
Se avete un programma andate dritti al punto, non c’è bisogno che fate un incipit dove vi lamentate dei fantomatici comunisti/fascisti e poi parlate del nulla. Sono tutte scuse per coprire le vostre lacune. Non occorre neanche fare nomi.

6. Basta con l’uso necrofilo della storia
Mi rifaccio ad un recente articolo scritto sempre su VVox. Anche in questo punto invito molti esponenti politici a levarsi la maschera. Il vostro utilizzo sconsiderato della storia del passato è in realtà una furberia per nascondere la vacuità dei vostri programmi.

7. Darci un taglio con l’uso strumentale della questione migranti
Materia molto complessa, strumentalizzata sia dalla maggior parte della destra sia della sinistra con l’unico scopo di accaparrarsi voti. Va detto che il problema esiste e non può più essere ignorato, e chi ne parla lo fa sempre dall’alto al basso non avendo la minima idea della portata del fenomeno e dei suoi effetti in determinati strati della popolazione e in certe categorie del lavoro (la questione dello sfruttamento, l’abbassamento dei salari, ecc). Però altresì quella delle migrazioni di massa è una conseguenza a certe dinamiche, non una causa, bisognerebbe partire da questo
presupposto. Proprio qui mi piacerebbe che i dibattiti andassero oltre alla superficie e agli anatemi di turno
(buonista/razzista) e si occupassero dell’argomento in maniera un po’ più pragmatica. Utopie che si sprecano.

8. Destituire dalla politica Emma Bonino
Il suo partito rappresenta forse il punto più basso di queste elezioni. Ovviamente condanno in ogni misura i trogloditi che la hanno insultata sui social nei modi più disparati e beceri possibili, dimostrandosi estremamente poco furbi, perché oltretutto – come sempre avviene in questi casi – le hanno offerto sul piatto d’argento la carta del martirio. Non è certamente andata sprecata la possibilità di ergersi a paladina civile nella crociata contro il fantomatico “odio”. Su questo si è basata la sua campagna elettorale. E sulla questione roaming degli smartphone in eurozona. In poche parole sul niente. Giusto quest’oggi leggo che per avvicinare i giovani al voto, ha fatto distribuire cannabis nei suoi banchetti. Non è voto di scambio questo? Che bassezza.

9. Giro di vite alla sinistra classista
Quante volte ultimamente abbiamo sentito degli sputasentenze alla Saviano sostenere che la democrazia è sopravvalutata, forse perché non sanno perdere? Si rassegnino, il popolo lavoratore si è stancato perché le loro ricette (se mai ci fossero state) non hanno funzionato, quindi ha guardato altrove. L’unico che lo ha capito è Marco Rizzo, ma si dovrebbe fare di più. Qualche tempo fa, durante il periodo delle elezioni oltreoceano, il filosofo Slavoj Zizèk aveva sostenuto che la vittoria di Trump negli Stati Uniti avrebbe risvegliato lo spirito socialista della sinistra. Purtroppo non sembra sia avvenuto, né su scala globale, né all’interno dell’America stessa. Peccato.

10. Riforma dell’istruzione e introduzione dell’educazione civica
Ci sarebbe molto da dire, a partire dal miglioramento del sistema di selezione degli insegnanti, che comunque andrebbero pagati di più, anche solo per convincerli che quello della crescita culturale dei giovani è un mestiere nobile e dignitoso. Inoltre andrebbe introdotto un monte di ore di ferrea educazione civica sia alle medie che alle superiori. Troppi giovani incivili in giro.

Gianluigi Greco