«Montecchio (Vi), hanno sepolto tutto: immondizie, memoria e coraggio»

Riprendiamo il post su Facebook di Alberto Peruffo, prima linea del Movimento No Pfas e di altre questioni territoriali, come l’Istanza Unesco per Vicenza.

Questa è la terra dove vivo. Italia, Veneto, Montecchio Maggiore. Stanno distruggendo le Poscole, per costruire una strada immonda, scavando dove non possono scavare, vicino ai PFAS della Miteni, tra le discariche storiche di Montecchio e le concerie Mastrotto.

Nessuna persona con un po’ di intelligenza e senso civico avrebbe dato il permesso a fare ciò. Qui è stato dato. Decine di centinaia, che sono migliaia, di persone percorrono la SP 246 da Montecchio a Valdagno turandosi naso, occhi e neuroni. Tutti vedono e nessuno parla. Domenica andranno a messa e poi a votare per consegnare il Veneto ai soliti noti. A loro stessi. Padroni e predoni. Di questa povera Italia. Di questo povero Veneto. Di questo finto Grande Nord Est. Misere terre. Dove la res-pubblica ha ucciso il comune. E se la prende con i foresti, con gli emarginati, con coloro che respirano il fango della loro coscienza. Delle loro fabbriche. Mai nessun foresto infangherebbe la terra quanto voi l’avete infangata, violata, smembrata, insultata, distrutta. Veneti, Italiani, Montecchiani. Dove nessuno merita più la lettera maiuscola. Le foto parlano da sole.

Scrivo a titolo personale. Dalla terra dove vivo. Mi rattrista (ho sostituito il sentimento geografico della vergogna con il senso apolide della tristezza) essere padre in questa terra. Dove sono nato. Provo un senso di sconforto. Ogni volto che guardo i miei figli. Non dovrei neppure più scrivere e tenermelo per me. Un padre non è degno di chiamarsi tale se consegna queste fotografie ai propri figli! Forse è giunta l’ora di andarsene. Non posso più digerire queste cose. Forse, nei prossimi giorni, alzerò insieme con i compagni di questi mesi il mio ultimo grido di “guerra”. Di guerra civile contro i CRIMINI AMBIENTALI che non sono altro che i crimini fatti dall’uomo contro i propri figli, contro le altre creature, contro ciò che è fuori dal giardino di casa propria. Che si crede immune. E che invece, quello stesso giardino, produce castrati e minorati.

Montecchiani, veneti, italiani… Castrati e minorati! Potenzialmente castrati. Che generano una prole minorata. Dura questa espressione, vero? Ma che ci posso fare se riporto con rigore filologico la traduzione popolare delle parole scientifiche del Dott. Foresta, luminare dell’Università di Padova. Niente. Non ci posso fare niente. Potrei solo urlare. Di disperazione. Per coprire l’evidenza. La prova provata. Ma non lo faccio. Non torneranno i prati da queste parti. Non torneranno. Di fronte a queste foto che mostrano la follia immonda di questa terra, non torneranno. Perché sotto la terra hanno sepolto tutto: immondizia, memoria, coraggio. Non torneranno.

 

[Tra giovedì e sabato proverò a consegnare un argomento fondamentale… senza pretese, senza aspettative, come sempre senza violenza, ma duro, rigoroso, spero intelligente, proverò… un nuovo argomento semplice, ma con articolazioni complesse, frutto di paziente analisi, studio, riflessioni, incontri, amici, compagni… sulle strade, nella rete, proverò… per tramutare quell’urlo in un percorso… proverò… senza illusioni e pronto a partire, se necessario]

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