Renzi, l’affossatore dell’ultimo dei partiti in Italia

Il Pd si aggiunge a Forza Italia, Lega e M5S, tutti “personali”. Per l’egocentrismo dell’ex premier

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Mettiamo che un tizio possieda un fuoristrada, il migliore che c’è in commercio. Sugli sterrati è una bomba. Quel tizio si mette a tavolino con altri soci per organizzare un rally, in cui saranno tutti concorrenti. Nessuno di loro possiede un fuoristrada. Tutti hanno berline o potenti coupé. Devono decidere il tracciato. Decidono, d’accordo e promotore il possessore del fuoristrada, che la corsa si farà tutta in autostrada. Neanche un metro in sterrato. Chi ha le berline o le coupé ha già vinto, ovviamente.

L’esempio si attaglia a quel che ha fatto Matteo Renzi. Egli guida l’unico partito rimasto su piazza, con le sue sezioni, i suoi militanti, i suoi congressi. L’unico che può mobilitare un apparato, l’unico, volendo, che può addirittura organizzare, in qualche zona, il porta a porta. Per una forza politica di questo tipo le preferenze sono la manna del cielo. I candidati si mobilitano, vanno alla ricerca dei voti, attivano sezioni e militanti. I cittadini, magari scontenti o delusi dal partito, pur di votare il candidato, danno il voto al partito.

I partiti personali, i partiti sulla carta, vivono invece di televisione e di internet. Tutti. Per questi partiti, che non ci siano le preferenze è una pacchia. Hanno la coupé, corrono in autostrada. Berlusconi le tv le ha in proprio e le sa usare. I grillini sono la novità e le tv li coccolano. Sul territorio non esistono.

In gran parte delle Regioni italiane Forza Italia è evaporata, non se ne ha più traccia. La stessa Lega, specie dopo la virata lepenista di Salvini, al Sud non è presente, al Nord è in disarmo. I voti che prenderà saranno in gran parte voti di opinione. I grillini, dal canto loro, sono una realtà virtuale; basta vedere i risultati delle cosiddette parlamentarie: numeri assolutamente ridicoli.

Uno si domanda: ma Renzi, a fare una legge elettorale del genere, è totalmente rincretinito? Che sia un po’ rintronato è ormai di solare evidenza. Ma non credo fino al punto da non capire che metteva in grossa difficoltà proprio il Partito Democratico.

E allora? Allora ormai è chiaro che a Renzi del Pd non può importare di meno. Egli vuole un “suo” partito, di cui poter disporre come meglio crede. Vuole sistemare i suoi, a costo di perdere voti, vedi la Boschi a Bolzano. Prima del referendum, infelicissimamente, promise che, in caso di sconfitta, sarebbe tornato a casa sua. Adesso, con tracotanza, dichiara che, anche in caso di sconfitta, lui rimane dov’è. Fino al dicembre del 2016 Renzi era il segretario del Partito democratico, adesso è solo il padrone del partito di Renzi.

Un’altra forza politica personale, insomma, la conclusione del processo di disfacimento del sistema dei partiti. Con la scomparsa dell’ultimo partito si chiude un ciclo. La nostra democrazia non è più quella pensata dai padri costituenti, che all’art.49 vollero che fosse scritto: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

(ph: pinterest.com)

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  • Francesco Cecchini

    Votare Potere al Popolo!

  • adriano verlato

    Che ci sia stato un momento in cui il segretario si considerava il Partito stesso è indubbio. Mi sono anche permesso di scriverglielo ‘apertis verbis’. Tuttavia , non si può negare che ora le cose siano cambiate e molto. Tutti i suoi interventi parlano di Pd e della squadra. Non sarebbe gentile riconoscerglielo? Se poi ricadrà nell’errore, saremo pronti a prenderne buona nota.

    • zenocarino

      Intanto, purtroppo, ha distrutto un Partito, che alle “Europee” del 2014 aveva raggiunto il 40 % . Gli è stata data fiducia, dopo lo scivolone di Bersani, una fiducia evidentemente mal risposta.