Settis: «Veneto abbia il coraggio di demolire capannoni»

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«Purtroppo questa è stata una delle zone più devastate del paese, e pensare che questo è uno dei paesaggi più preziosi d’Italia». Così, lo storico dell’arte e archeologo di fama mondiale Salvatore Settis, è intervenuto sul consumo di suolo in Veneto durante la lezione magistrale su “Costituzione e Paesaggio”, martedì sera al teatro “Da Ponte” di Vittorio Veneto. «Sarebbe ora che i cittadini si svegliassero e cominciassero a difendere i paesaggi. Anche a costo di demolire qualcosa», afferma il professore.

«Il Nordest è una delle zone più ricche di capannoni vuoti, che non servono a nessuno. Fino a sei anni fa – aggiunge Settis in un articolo di Francesca Gallo sul Mattino di oggi a pagina 10 – si cementificavano otto metri quadrati al secondo, ora siamo passati a 3 metri quadrati al secondo. Bisogna demolire, restituendo la maggior parte possibile di territorio al suo naturale uso agricolo, per produrre cibo di alta qualità». «La possibilità di difendere il nostro paesaggio è ingrediente sostanziale della democrazia», spiega Settis richiamando l’articolo 9 della Costituzione che ci impegna alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione.

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  • don Franco di Padova

    I capannoni sono nati troppo numerosi solo perché rappresentavano un ottimo investimento.
    Non serve mangiare soldi pubblici per ottenerne la demolizione: è sufficiente l’obbligo di applicare un’IMU aggravata per tutti i capannoni privi d’attività.
    I molti assurdi sarebbero demoliti perché solo così cesserebbe il pesante onere.

  • Gianluca Panto

    Il prof. ha ragione, l’idea di ridisegnare in meglio un territorio e’ sempre buona, anzi e’ un dovere da perseguire . Ovviamente serve una visione pianificatoria e strumenti appositi , che non possono essere punitivi , cioè si devono attirare capitali con delle proposte .
    Demolire costa un sacco di soldi, nessuno li spende se manca ritorno dell’investimento .
    Il punto è proprio qui, trovare un motivo di interesse .

    • Valutazione corretta, che – comunque – deve anche prevedere elementi “punitivi” per chi ha operato solo con intenti speculativi e non produttivi. Ovvero, lo stato può prevedere trattamenti non punitivi solo per chi ha costruito in vista di una effettiva utilizzazione produttiva, venuta poi meno causa la crisi mondiale. Ma non per chi ha costruito solo per beneficiare degli sconti fiscali astrattamente predisposti per gli investimenti produttivi.

      • Paolo Maria Ciriani

        e proprio quest’ultima sua affermazione fa capire il difetto della legge Tremonti: avrebbe dovuto essere condizionata alla preesistente impresa ed alla effettiva utilizzazione per l’ampliamento o continuazione dell’attività.
        Se la legge fosse stata utilizzata in modo corretto non avrebbe provocato il proliferare di capannoni al solo scopo d’investimento edilizio dei soliti palazzinari: quindi trovo giusta la sovratassazione degli speculatori, ma non la tassazione di quelli che a causa della crisi hanno chiuso l’attività.

      • Gianluca Panto

        Io ho fatto il costruttore di capannoni ed ancora lo faccio, ma sono il primo a voler liberare la mia terra dalla sventura delle speculazioni . Se qualcuno mi vuole interpellare in un tavolo di lavoro, ben venga ..

  • Lupis Tana

    demolire è cosa buona e giusta, però i campi non torneranno mai più come prima.
    demolire… e le macerie? e l’amianto?
    loro costruiscono, inquinano e la Comunità paga.

    se ci fosse una legge che dopo 10 anni di inattività, il proprietario è obbligato a demolire,
    prima di costruire capannoni nuovi con i mutui delle banche, ci penserebbe bene…
    …affittarne di vecchi a buonprezzo magari il paesaggio ringrazia.

    vale anche per le case brutte e oramai abbandonate.

    • I capannoni di cui si tratta sono tutti quelli edificati ex-agevolzioni Tremonti, e – quindi – quando l’utilizzo dell’amianto era proibito. Le macerie, una volta rimosse, possono ritornare nel ciclo delle costruzioni stradali, utilizzandole al posto dei rifiuti tossici e nocivi che troppo spesso stanno nel sottofondo delle nostre arterie autostradali. E dato che la terza corsia sta per essere avviata in molti tratti autostradali, varrebbe la pena di farci un qualche (positivo) pensiero.
      Delle case brutte e abbandonate: mai sentito parlare di riqualificazione e riuso? Ciò vale sia nei centri storici, che nei piccoli paesi: basta costruire case nuove, ma procedere a riqualificazione! Che è senz’altro più costosa, ma utile a salvaguardare l’ambiente, innescando peraltro virtuosi meccanismi di crescita economica.

      • Lupis Tana

        sig. Roverato, quello che dice è un po’ in contraddizione con quanto da Lei scritto sopra.
        comunque vada sarà un disastro per le casse dello stato. perhé come ogni industriale sa, privatizza i guadagni e statalizza o regionalizza le perdite.
        su questo non ci piove.
        poi e finisco, tolto i capannoni, chi mi ridà la terra che hanno asportato, la terra buona che ci dà il pane? saluti.

  • Giuliano

    Nessuno tanto meno questo esimio professore hanno capito che i capannoni servivano per lavorarci, produrre, immagazzinare ecc…in pratica per far andare una economia che ora non c’è più. E allora sarebbe bene chiedersi perchè anzichè pensare a tassare inequamente i capannoni si è cercato di affossare il lavoro, unico essenziale bene del ns. Paese, difendendo gli artigiani, le industrie nazionali e regionali tutte. Ciò non è avvenuto perchè la classe politica e dirigente non sono ancora all’altezza sottovalutando la crisi e le problematiche inerenti hanno ucciso la imprenditoria veneta e non solo. Ora pensa magari di abbattere gli stessi per che cosa? Forse intende farci l’orto e anche fotografare i tramonti ? Ma ci faccia il piacere, questa non è la soluzione…c’è bisogno di lavoro, lavoro, lavoro perchè con le cicale non si mangia !!!

  • Idea condivisibile, ma non solo per il paesaggio veneto: che, purtroppo, non ritornerà più come prima. Ma la demolizione di strutture inutilizzate, e pessime perché in genere realizzate con elementi di calcestruzzo prefabbricato, consentirebbe di restituire permeabilità a un territorio criminalmente devastato, diminuendo il rischio del dissesto idrogeologico che grava su gran parte della pianura.
    Si tratta, peraltro, di strutture inutilizzate sia a causa della crisi innescata nel 2008 dalla crisi dei “subprimes” statunitensi, che dalle perverse agevolazioni fiscali irresponsabilmente varate dal ministro Tremonti (quello che affermava che con la cultura “non si mangia”!) e che hanno innescato una fallace ondata speculativa ad opera di poco avveduti investitori.
    L’abbattimento – che può essere “incentivato” da incrementi dell’IMU proporzionali al numero di anni di non utilizzo di detti capannoni – non restituirà nulla al paesaggio ma consentirà un miglior assorbimento delle acque meteoriche e, quindi, una diminuzione dei rischi di allagamento dei territori circostanti.
    Poca cosa, si dirà, ma comunque utile a evitare il perdurare di situazioni pericolose a una campagna “urbanizzata” che ha – con l’inutile e campanilistico proliferare di aree industriali e artigianali – disastrato il nostro territorio: con costi sempre più intollerabili.