Video autocensurato a Verona, la coppia gay del Pd: «la Padovani via dal partito»

I due attivisti, i primi veronesi ad avvalersi della legge sulle unioni civili, hanno segnalato il caso al Nazareno: «vada col Popolo della Famiglia»

«La condotta di Carla Padovani è già stata segnalata al coordinatore della segreteria nazionale del Pd Lorenzo Guerini perché siano assunte le decisioni del caso. La segnalazione è partita dal deputato scaligero Vincenzo D’Arienzo». E’ durissima la reazione di Mauro Bertoni e Luciano Mazzucato (in foto da destra a sinistra), compagni di vita e iscritti al Pd, sul caso della capogruppo del partito in consiglio comunale a Verona che si è fatta togliere da un video elettorale realizzato dagli attivisti della terza circoscrizione del capoluogo scaligero. Seguita, poi, dalla coppia (la prima a unirsi nel Comune di Verona l’anno scorso dopo l’approvazione della legge Cirinnà, voluta fortemente proprio dal Pd), anch’essa rimossa dal filmato. Nel quale Bertoni e Mazzucato si esprimevano a favore della legge, considerata invece da una parte dei cattolici, fra cui evidentemente anche la Padovani, un inaccettabile preambolo al matrimonio tra omosessuali.

I due, veronesi doc sulla sessantina, fanno una precisazione preliminare: «a quanto ne sappiamo noi, il video nella sua prima stesura non è stato rimosso perché mai pubblicato. Ma quando l’anteprima pronta per la pubblicazione è stata ultimata ed è stata mostrata alla capogruppo, pare che Padovani abbia detto “io la mia faccia con quei due non la metto”. Al che noi per una questione di principio abbiamo detto: se c’è lei bene, se non c’è non ci siamo anche noi». Per sapere come siano andate le cose, so stati contattati «da Monica Cirinnà e da Sergio Lo Giudice», i due deputati democratici promotori della legge sulle unioni civili. Lo racconta Mazzucato: «si sono fatti sentire a tambur battente ed hanno chiesto lumi sulla vicenda. Non capisco come un iscritto al Pd con compiti di alto livello – continua Mazzucato, che durante la precedente amministrazione era stato consigliere alla circoscrizione centro sempre per il Pd – possa ignorare i principi di una legge che pur decisamente perfettibile è stata voluta dal nostro partito e votata con tanta fatica».

Gli fa eco Bertoni, che fra i due si definisce quello “cattivo”: «se dipendesse da me la Padovani, visto che se n’è già andata una volta (era passata all’Udc, ndr), dal Pd se ne dovrebbe proprio andare. Se ne stia col Popolo della famiglia, contro cui io non ho nulla, ma che a noi non vuole affatto bene. Tuttavia conoscendo questo Pd che a Bologna nell’ambito delle candidature ha fatto fuori proprio Lo Giudice, uno dei padri putativi della Cirinnà, per lasciare spazio ad un democristiano della fatta di Pierferdinando Casini, so bene che al posto dell’espulsione mi dovrò accontentare delle dimissioni da capogruppo in Comune. Capisco come moltissimi partiti, Pd incluso, per fare il pieno di voti strizzino l’occhio a persone che hanno attitudini e orientamenti spesso distantissimi tra loro. Se dipendesse da me – prosegue Bertoni – io la Padovani la prenderei a pallate di neve in piazza Bra davanti a tutti». L’amarezza è tale che si arriva a rivalutare un po’ gli avversari: «pur non condividendo alcunché di quello che dice, Matteo Salvini della Lega è l’unico a parlare chiaro e a dire che cosa rispetti la linea del partito e che cosa no».

La vicenda rappresenta un po’ uno spaccato di vita veronese: «questa è una città – spiegano i due attivisti – in cui tutto è concesso se fatto di nascosto». Non dalla doppia morale, ma molto peggio: «ma quale doppia morale – sbotta Bertoni – qui le morali sono almento sette». La Padovani, che al Corriere di Verona che la sollecitava a caldo ieri si è limitata a rispondere con un incredibile «sono questioni personali», non si è resa reperibile per una replica.