Neve e gelo, quando si viveva “lenti”. E non si lamentava nessuno

Un tempo si faceva filò davanti al fuoco mangiando latte e polenta. Oggi corriamo verso l’autodistruzione

Ieri, in un post sulla sua bacheca Facebook, il direttore Mannino ha scritto: «La neve. Ne basta un po’, una dose normale, e l’avveniristica tecnologia ultramoderna (wow treni superveloci, yeah autostrade scintillanti) va a farsi benedire. E si torna lenti. Com’è giusto che sia»E a me è venuta in mente una cosa. Nel 1971, quando venni a vivere sui bellissimi colli intorno a San Giovanni di Barbarano, qui c’erano moltissimi contadini, quasi tutti ancora con la loro stalla, magari con dentro una vacca o al massimo due. Un giorno, dopo una poderosa nevicata, uno di loro mi disse (scrivo in Italiano perché non so trascrivere il nostro magnifico dialetto): «una volta, quando nevicava tanto, non ce la prendevamo. In casa c’era sempre la scorta di farina gialla, fuori la scorta di legna da ardere e in stalla le vacche. Andavamo a mungere le vacche, facevamo la polenta e ci chiudevamo in cucina davanti al camino acceso, mangiando polenta e latte, e aspettavamo che passasse».

Oggi no, oggi bisogna correre. Il tempo è denaro, questo lo sappiamo da un pezzo, e tanto più oggi, che se non ti presenti comunque a quello sputo di lavoro che ti hanno concesso, c’è la fila di disgraziati pronti a prendere il tuo posto. Che poi, oggi di contadini non ce ne sono più, almeno qui, e il granturco e il latte chissà chi li produce. Cioè. I campi ci sono ancora, giù in pianura, nelle coltivazioni intensive, magari cresciuti sopra nascoste discariche di merda e concimati con altrettanta merda chimica. Anche le vacche ci sono ancora, chiuse in lager formicolanti, non più “animali” (chissà perché la parola “animale” contiene la parola “anima” …) interagenti con l’uomo, ma macchine, distributori di latte. Fuori, in istrada, c’è il distributore di benzina. Perché nessun uomo è un’isola, ma certo ogni uomo è una discarica di porcherie, e guarda un po’ mio marito, così giovane e gli è venuto un cancro, però vedesse, signora mia, che bei pomodori ho trovato al supermercato (in dicembre). Così procediamo felici verso l’autodistruzione, però il Paese ha ricominciato a tirare, la produzione cresce, e viva la foca.

P.S. A proposito di treni. Forse una delle cose più esilaranti sentite in questi giorni è stata la dichiarazione di non ricordo quale dirigente delle Ferrovie, che ci spiegava come e qualmente la causa dei ritardi fosse dovuta al fatto che i treni, correndo, accumulano neve sotto ai vagoni, che poi la neve cade sugli scambi, che sfiga, ed ecco spiegato il ritardo. E io mi domandavo come cacchio faranno mai in Svezia, in Norvegia, in Estonia, Lettonia e Lituania. E in Russia. Ecco, sono fortunati che la Russia non è in Italia. Altrimenti sì che ora starebbero affondando, i signori dirigenti. Ma non nelle neve.

(ph: dolomitidizoldo.it)