«M5S e Lega si accordino per una legge elettorale modellata sui Comuni»

Sernagiotto: «Terza Repubblica? E’ la vera fine della Prima Repubblica»

«Io credo che M5S e Lega abbiano i numeri per pensare seriamente ad un esecutivo di scopo che metta a punto una nuova legge elettorale che dia la possibilità ai due nuovi schieramenti che sono risultati vincitori di confrontarsi per chiedere agli italiani da chi vogliono essere governati». A distillare questa analisi a poche ore dalla chiusura delle urne è Remo Sernagiotto, già figura di spicco di Forza Italia nel Veneto, ex assessore regionale al sociale e oggi eurodeputato con una formazione di centrodestra, Conservatori e riformisti, guidata da un altro ex azzurro, Raffaele Fitto (che per inciso ha ottenuto un risultato deludente con la sigla “Noi con l’Italia”).

Al Sud c’è stato un chiaro successo dei Cinque Stelle perchè, constata Sernagiotto, «in molte zone del meridione la disoccupazione in molte aree tocca il 40%. Quando sei senza lavoro e quando trovi una forza politica che ti promette una sorta di reddito di cittadinanza col quale tirare avanti mentre lo Stato si impegna per trovarti una occupazione era naturale che gli elettori premiassero tale proposta. Onestamente – ammette Sernagiotto – con ogni probabilità io mi sarei comportato nella stessa maniera».

Al Nord per l’eurodeputato la chiave di lettura non è troppo diversa: «nel settentrione pur con tante difficoltà l’occupazione c’è. Tanta gente però che ha anni di lavoro e spesso di sacrifici alle spalle vorrebbe andarsene in pensione mentre deve fare i conti con la legge che ha sbarrato questo percorso, ovvero con la legge Fornero» che pur non partorita durante questa legislatura retta dal centrosinistra, è comunque stata difesa come male necessario. Questi scontenti in tutto il nord del Paese, sempre secondo Sernagiotto, si sono indirizzati verso un Carroccio che per per la prima volta assurge a partito di caratura nazionale (e orientamento nazionalista).

Tuttavia le due compagini vincitrici avranno la voglia e la forza di proseguire in questa direzione? Per l’eurodeputato per evitare che la situazione politica si incarti questa è l’unica possibilità. «L’unica opzione spendibile è quella per cui Matteo Salvini leader del Carroccio e Luigi di Maio leader del M5S si mettano d’accordo per un governo che mentre gestisce gli affari correnti dia la possibilità alle Camere di elaborare una legge elettorale molto simile a quella dei Comuni sopra i 15mila abitanti. Un doppio turno con ballottaggio con premio di maggioranza che dia davvero poi la possibilità a chi vince di governare. Cinque Stelle e Lega hanno i numeri per votarsela». Resta da capire, ove una eventualità del genere si avverasse, quale sarebbe lo scenario più probabile. L’ex azzurro una sua idea ce l’ha: «In campo a quel punto rimarrebbero due schieramenti. Quello riferibile a di Maio e quello riferibile a Salvini, nel qual caso io sceglierei il secondo».

Secondo Sernagiotto poi i tempi sono ancora prematuri per misurare con dovizia di dettaglio l’effetto del voto nazionale sul Venet:. «a fronte di una netta affermazione del centrodestra il governatore leghista Luca Zaia avrebbe sicuramente potuto accampare un posto da ministro, magari all’agricoltura. Con questi numeri invece non potrà che terminare il mandato da presidente della giunta regionale».

L’ex assessore però spiega che al di là del dettaglio delle cifre e della assegnazione dei seggi parlamentari la cosa che davvero conta «è che questa di oggi è davvero la fine della cosiddetta Prima Repubblica. Gli elettori hanno definitivamente abbandonato qualsiasi visione ideologica». Si tratta di parole precise che rientrano nel canestro delle analisi che stanno accompagnando il dopo voto di queste ore: le quali inevitabilmente hanno messo nel mirino la debacle del Pd, lo sgretolamento delle sinistre italiane che invece in diverse parti d’Europa reggono, nonché la preconizzata, o già avvenuta, mutazione del M5S da forza anti-sistema a forza di governo.