Il simbolo della svolta elettorale: la fine di Tosi (che prende meno del Psiup)

I partiti anti-establishment saranno ostacolati. Ma il Paese (e il Veneto) hanno bisogno di cambiare strada

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Una cosa sola è certa. Ne vedremo delle belle e siamo solo all’inizio. Ha vinto la Lega, hanno vinto i 5 Stelle. Gli elettori hanno rifiutato i vecchi schemi delle alleanze e hanno scelto quello che hanno giudicato come il nuovo. Ma come andrà a finire, non si sa. È risaputo, infatti, che in Italia gli appetiti e le forze non parlamentari che vorrebbero dettare legge, a dispetto dei risultati elettorali, sono tradizionalmente fortissimi. Da anni la politica è solo lotta per il potere e la volontà popolare un peso superfluo. Eppure, mai come dopo queste elezioni, quest’ultima è stata così chiara – da Palermo a Verona, da Aosta ad Ancona. E ha detto che bisogna cambiare strada, quale esattamente ancora non si sa, certamente lontano dalle idee, dalle persone e dal modo di fare di quanti hanno diretto la politica italiana, almeno per gli ultimi dieci anni.

Se guardiamo la situazione del Veneto e delle città del Veneto, è un necrologio della classe dirigente che ha dominato nell’ultimo decennio (Senato, Veneto: Lega 31,78%, 5 Stelle 24,53, F.I.10,86, Fratelli d’Italia 4,28, PD 17,04,). La Lega, che pure ha trionfato – quella per intenderci che dopo molti anni ha sfondato anche al Sud – non è certamente quella lombardofila e autonomista di Bossi e Gentilini, e nemmeno quella tiepida di Zaia, ma è quella antieuropeista, chiassosa e un po’ nazionalista di Salvini. Forza Italia, il partito che con il Doge Galan faceva da asso pigliatutto, a principiare dal suo “leader” Ghedini, è oggi una classe dirigente senza elettori, un ex poltronificio senza più posti da assegnare. Il Pd – la sinistra moderata in realtà priva di identità e priva di potere radicato sul territorio – già prima contava solo per quello che i suoi rappresentanti potevano ottenere a livello nazionale, oggi persi anche gli ultimi “ganci” romani, è destinata a star fuori da ogni possibilità di incidere nella politica veneta, dopo aver fatto auto da fé e aver trascinato nel baratro l’intera sinistra, che nelle fasce più radicali, anziché rimpiazzare il moderatismo degli uomini di Renzi, vale meno del pochissimo di CasaPound (1,13%).

Insomma, quello per il quale gli elettori si sono espressi, a guardarlo con serenità, sarebbe un mondo nuovo, un radicale cambiamento di rotta. Il caso di Flavio Tosi a Verona (3,01% in città) è esemplare. Fino a pochi mesi fa (ingiustificatamente) era il babau riverito da tutta la “Verona che conta”; ora ha preso meno voti dello storico PSIUP e, as usual, restando senza fissa occupazione, rischia che gli amici di ieri vogliano fargliela pagare con gli interessi. Similmente nessuna vecchia maggioranza, nemmeno quelle che formalmente stanno nell’area del centro-destra cui apparterebbe la Lega, potrà vivere tranquillamente. In nessuna città, perché gran parte delle forze politiche su cui si reggono quasi tutte le amministrazioni locali venete, sono rimaste con le braghe in mano rispetto al tornado Cinque Stelle-Salvini, e se per puro sbaglio, qualcosa dei programmi dei vincitori dovesse finire nei prossimi provvedimenti governativi, molti municipi veneti dovranno tremare, perché il fatto più eversivo per le vecchie classi dirigenti sarebbe che la politica tornasse ad essere al servizio della gente, ad ascoltare i suoi bisogni.

Ovviamente noi non siamo in grado di dire come andrà a finire. Certo è che è troppo ambizioso sperare che improvvisamente la razionalità riprenda a governare gli sviluppi politici. Quindi nessuno sa in che misura quelli che hanno vinto saranno realmente i vincitori: siamo o non siamo il paese della “vittoria mutilata”? Sarà una lotta all’ultimo sangue, per non mollare l’osso. Il processo di liquidazione della vecchia politica, fatta contro gli interessi della gente, è iniziato, ma ha molti nemici. Il cambiamento avrebbe molte scelte. Ad esempio, basterebbe incominciare a restituire a tutti i cittadini gli stessi diritti, nei confronti dello Stato, della politica, della giustizia, delle banche, delle imprese, di Equitalia etc. etc., a costruire un Veneto, un Italia, finalmente basati sul rispetto dei doveri e dei diritti dei cittadini (soprattutto più deboli) e non sul perseguimento dei privilegi dei soliti noti. Questa è la grande rivoluzione che gli elettori hanno scelto, ma che in molti – non abbiamo dubbi – cercheranno di ritardare il più a lungo possibile.

(ph: dona.ilblogdellestelle.it)

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