Mario Basso, l’impegno sociale nel ricostruire

Partecipò alla ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del ’76. «In una decina d’anni ogni struttura pubblica e privata crollata venne ripristinata dando la possibilità di ricominciare con dignità e orgoglio»

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Il paese natio di Mario Basso è Giais, una piccola frazione di Aviano. Siamo nella zona ovest del Friuli Venezia Giulia, famosa per la base Nato e l’aeroporto. Figlio di commercianti, Mario cresce e si forma nel pordenonese diventando geometra nel comune di Polcenigo. Un mestiere che gli ha permesso di entrare subito a contatto con quel delicato diaframma tra pubblico e privato, caratterizzato da complesse logiche burocratiche. Rispetto ad allora, ci spiega, «la società di oggi dal punto di vista lavorativo è sempre più instabile. Dopo tanti anni di sacrifici spesi negli studi i giovani non riescono a trovare un lavoro o si adattano a farne uno qualsiasi pur di campare. Crescere non è facile oggi, a quelli che dicono che motivazione, impegno e determinazione mancano ai ragazzi, significa che non hanno capito niente. Ciò che manca è l’opportunità di fare esperienza e noi ne siamo responsabili».

La svolta per lui giunse il 6 maggio 1976. «Il terremoto del ’76 ha sconvolto gli animi e la materia, l’assetto sociale, le vite delle famiglie. Quella terra che ha tremato per pochi secondi ha lasciato uno scenario apocalittico. 1000 morti, 3000 feriti e più di 80 mila senza tetto, interi paesi cancellati. Eppure la tempra del friulano dalle macerie emerse: già al mattino dell’8 maggio il Consiglio regionale del Friuli stanziò 10 miliardi di lire per l’assistenza e la ricostruzione. Dal governo centrale arrivò Giuseppe Zamberletti, incaricato come commissario straordinario ai soccorsi con poteri speciali, che gli consentirono ampia libertà di azione. Solo col senno di poi il popolo friulano si è dimostrato esempio di efficienza, ingegno e operatività». Ricostruire era la parola d’ordine, nel più breve tempo possibile e con ogni mezzo a disposizione: «seguii la fase della ricostruzione – continua Basso – e questo mi permise di capire quanto la forza di questo popolo sia immensa. In una decina d’anni il riassetto del territorio fu completato e ogni friulano che aveva perso la casa, ogni struttura pubblica crollata, venne ripristinata offrendo la possibilità di ricominciare con la stessa dignità e lo stesso orgoglio di prima».

Il geometra è tra i componenti della segreteria generale straordinaria per la ricostruzione del Friuli Venezia Giulia: 120 tra amministrativi e tecnici specializzati in diversi settori delle strutture pubbliche. Con la costituzione della Protezione Civile friulana Mario divenne tecnico prima e poi, per diversi anni, capo della sala operativa. Nel 1999 la Presidenza del Consiglio dei Ministri nel campo della Protezione Civile nazionale gli attesta la carica di Disaster Management. «Ho un rispetto altissimo per i volontari della Protezione Civile, persone che si muovono con spirito puro, per mutuo soccorso, per il bene comune. Quando siamo stati chiamati in Albania, dopo la guerra in Kosovo, ci sentivamo preparati. L’esperienza del terremoto friulano ci aveva istruiti e sapevamo come gestire una crisi dovuta ad una distruzione».

Alla domanda su come veda oggi il suo Friuli, Basso risponde senza pensarci un secondo: «è una terra straordinaria, insisto nel dire che dobbiamo dare spazio alle nuove generazioni, la Regione in primis dovrebbe occuparsi di ripristinare l’apprendistato, senza il supporto dei giovani ogni Regione italiana perderà linfa e coraggio». Quanto a lui, dice di essere «un uomo senza rimpianti, pronto a porgere una mano a chi ne ha bisogno, fermo su principi come il rispetto per la libertà, la dignità dell’uomo e l’attenzione per il territorio in cui viviamo».

Stefania Zilio